Dico la verità. Mi sono sempre chiesto del perché il latte sia bianco. O forse, non è tanto il perché ad incuriosirmi, quanto il fatto che la natura abbia scelto per questo nutrimento un colore tanto candido, quanto asettico. Di bianco son colorate le nuvole, la neve, la spuma del mare, le lenzuola delle nonne, le camicie dei papà, ma anche i sassi del Piave, i muri di case appena costruite, le pareti di certe montagne, le bandiere che vorremmo ogni tanto vedere spuntare da qualche trincea. E poi c’è il latte. Si dice anche bianco latte, no? Il bianco in fondo è un colore, sempre che lo sia ovviamente, di cui ci si può fidare. Davanti a un foglio bianco posso sentirmi libero anche di accartocciarlo e gettarlo in un angolo. E certe margherite le vedi ad occhio nudo quando spuntano dai prati.
E allora, anche del latte mi posso fidare. Non che ne sia goloso, anzi. In fondo però è la prima fonte di nutrimento dopo il passaggio dal dentro al fuori del mondo. Da adulti facciamo grandi discorsi sulla presenza del latte nella nostra dieta, per poi però rinunciare ad allattare al seno i più piccoli, forse perché di tempo non se ne ha più nemmeno per quello. E sì che i ricchi un tempo si affidavano alle balie, perché il loro latte, quello dei nostri paesi, era sicuramente più buono. Ora, chi lo farebbe più. Meglio il latte in polvere, qualcuno direbbe.
È che il latte sa di cucina, quella buona, quella fatta senza elettrodomestici. L’odore della “caliera” sul fuoco a bollire, la consistenza della patina che si formava in superficie quando mia nonna metteva sul fornello il pentolino di latte, per poi servirmelo a colazione con un po’ di cacao. Bollente era dir poco. E il gelato. Il latte che si unisce allo zucchero e ad un gusto in particolare, quello che ti piace di più. Due palline e il ciuffo di panna. E il caldo pomeriggio estivo era completato. Con il gelato, il latte cambia persino colore. A parte il gusto panna e il fiordilatte. E leccandolo torni bambino, perché, dai, il gelato è una cosa da bambini. Come il latte appunto. Un prodotto di montagna che grazie al gelato arriva persino a sciogliersi in pieno Ferragosto al mare.
Quanto vorrei lo prendessimo più seriamente, il latte. Quanto vorrei che non si mettessero più le immagini delle mucche sulle confezioni della cioccolata al latte. Quanto vorrei che non ci fossero le allergie ai latticini e si smettesse di definire latte certe bevande vegetali. Il latte è l’ennesimo dono ricevuto. Non ce lo saremmo mai inventati, neanche se ci avessimo provato. E poi son sicuro che non avremmo mai avuto l’intuizione di dargli quel colore, il bianco. Come il Bianconiglio, che Alice rincorre. Come i denti da latte, che guarda caso crescono da bambini, mica da adulti.