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Dizionario in Bottiglia

Voce

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Voce

Quella di rimanere senza voce è una delle sensazioni più difficili da accettare per noi che ne facciamo uso. A tutti almeno una volta è capitato di sentire la propria voce arrancare nell’uscire. E di chiedere scusa per questo alla persona con cui stiamo cercando di dialogare. Eppure spesso ci capita di trattare male la nostra voce. Si chiede ai bambini di abbassarla sempre di più, quasi fosse colpa loro se ormai i loro volumi si sono adeguati a quelli di tv, tablet e smartphone. Ed è la stesso teleschermo ormai ad ospitare in molte trasmissioni persone e personaggi che urlano, sbraitano, non si ascoltano e fanno a chi alza la voce di più. Non più una tv sussurrata, ma una tv urlata. E dei cantanti, oggi, c’è qualcuno con una bella voce? Un tempo anche qui si faceva a gara a chi sapeva cantare più intonato… ve li ricordate Fabrizio De André e Freddy Mercury? E sappiamo ancora apprezzarle le voci di Mina, Mia Martini, Giorgia? La voce oggi è un optional.

Non è così però per chi nella voce ha trovato sempre un punto di riferimento nella propria crescita. Quelle voci femminili della mamma, della nonna, che sapevano raccontare e leggere storie, ogni sera. I rimproveri dei padri, che non alzavano mai la voce, semplicemente sapevano renderla più severa. Le prediche dei preti alla messa della domenica mattina e al pomeriggio la radiocronaca delle partite, perché i gol te li facevi raccontare, mica li vedevi subito. L’autoradio in auto che viaggiava da una stazione all’altra, bastava girare la manopola, e tu viaggiavi due volte. I bambini che parlavano a bassa voce nei banchi all’ultima fila, che tendevi l’orecchio per tentare di capire ciò che si stavano dicendo. La mamma che chiamava dal terrazzo per ricordarti che era pronto. Le voci degli attori a teatro, al cinema, nelle piazze all’aperto. E i concerti senza maxischermi, che bastava cantare, anche se il microfono non ce l’avevi tu. I pranzi al ristorante, che le voci si mescolavano, il piacere di mangiare che si mescola al piacere di condividere parole, idee, concetti, storie.

La voce oggi è un optional. Persino gli esperti o i professori, se non hanno uno schermo in cui mostrare i propri argomenti alla platea, non si sentono tranquilli. L’immagine ha preso il sopravvento. Le radio si guardano alla tv, i ragazzi comunicano con le emoticon, le tracce vocali si velocizzano all’ascolto perché non si ha mai abbastanza tempo, le storie durano sempre di meno, persino i computer hanno cominciato a parlare, anche se la loro voce non è autentica, non è reale. Certo, c’è chi la voce non ce l’ha oppure non la sente.

Ma c’è chi con la voce traduce, accompagna, rivela. E di fatto le labbra si muovono e anche nel silenzio la voce la si può udire. Persino nelle chiese si stanno perdendo le voci all’unisono, ognuna sembra andare per conto suo. E il dj intanto chiede di farsi sentire, ma la musica non si abbassa mai. La voce si rompe anche, dall’emozione. È un qualcosa che se uno ci pensa quasi non ci crede. Noi ce l’abbiamo già, al momento della nostra nascita. Esplode, subito. Come il Big Bang, che ha dato voce all’Universo.
È vero che ogni tanto il bisogno di non usarla e di non sentirla, la voce, lo percepiamo. Ma in fondo accade perché abbiamo bisogno di sentire un altro tipo di voce, quella del nostro cuore. Anche lì siamo dotati di voce, e per fortuna quella non è diventata un optional.

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31/07/2024

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