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Dizionario in bottiglia

Arte

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Prima di essere artista, occorre essere artigiano, e non è detto che nella maggior parte dei casi le due cose non equivalgano. Chi è poco pratico, come il sottoscritto, credo che si sia ritrovato spesso ad invidiare nel vero senso della parola chi invece sa usar le mani, e non solo, per dare vita alla creatività. Già. Perché l’arte è la forma più istintiva nell’uomo di dare la vita alle forme, ai colori, ai materiali, agli oggetti e alle essenze.

Dio è il più grande degli artisti, è a Lui che dobbiamo la prima creazione. Quella originale. E noi, ispirandoci alla Sua creatività, abbiamo inventato l’arte, che come si dice sempre è l’unico modo che abbiamo noi essere umani per lasciare una traccia evidente del nostro passaggio sulla Terra. A parte l’inquinamento e la guerra, ovviamente. L’arte è la nostra impronta più sublime, quella che tra mille anni, si spera, gli studiosi si ritroveranno tra le mani, e a quel punto tenteranno pure di darle un significato o di capirne il perché.

Sorrido quando mi ritrovo a guardare un disegno o un’immagine creata con l’Intelligenza Artificiale, cosa che accade spesso anche nel leggere le pagine di questa rivista. E mi chiedo: anche questa è una traccia del nostro passaggio o è come quei fossili finti che vendono ai mercatini per i bambini? L’arte è verità e finzione nello stesso momento. Ci rappresenta, ma nasconde anche. Un po’ come lo specchio. Pensate a certi dipinti. A certe fotografie. Alle sculture e agli oggetti di design, che vogliono dire tutto senza in realtà essere utili a nulla, se non a essere ammirati. L’arte, come la creazione divina, ispira uno dei sentimenti più belli: la meraviglia.

Da bambini ce l’abbiamo perennemente, poi la perdiamo, in giro, ce ne dimentichiamo, perché tanto ormai – cosa vuoi – abbiamo visto tutto. E invece l’arte ci fa vedere sempre qualcosa di nuovo: un passo di danza, un’evoluzione sul filo, un assolo alla batteria, un attore che fa la capriola sul palco. Un tempo si andava al cinema per tenere gli occhi aperti sulla meraviglia. Ora ci vogliono togliere pure quello. L’arte dura all’infinito, se no non staremmo lì ad ammirare certe colonne greche, certe pitture rupestri, certe statue del Buddha. Le mani che lavorano l’argilla, che scrivono sulla carta, che tagliano stoffe, che modellano il vetro.

Abbiamo appreso dalla natura ciò che Dio ha voluto che imparassimo fin da subito, la creatività. Un miracolo. Le tessere di un mosaico che si uniscono, piano piano, sotto la pazienza e la costanza di un artigiano, di un mosaicista. Ecco. L’arte è un mosaico, che ognuno di noi può mettere su un piano, che da vuoto, quasi invisibile, diventa un’opera d’arte accogliente e che stordisce, perché ti rapisce. L’arte ti rapisce, anche quella che sta nei musei, nelle chiese, nei giardini privati. A scuola l’arte dovrebbe essere il punto di partenza per ogni tipo di apprendimento. Impasta, strappa, incolla, muovi, traccia, colora, danza, batti, ascolta, guarda. Guarda. E senti dentro di te cosa vuol dire essere prima artigiano, poi artista, e infine bambino.

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30/06/2024

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