800 038 499

Numero Verde gratuito

Email

info@ilveses.com

Dizionario in Bottiglia

Bicicletta

Dizionario in Bottiglia

Bicicletta

La prima immagine della bicicletta che mi affiora alla memoria è una scena cinematografica: gli eterni don Camillo e Peppone di Guareschi, che, al termine di una delle immortali pellicole a loro dedicate, inforcano ognuno una bicicletta e, chi con la veste da parroco, chi indossando i panni di un sindaco di un tempo, fanno a gara a chi arriva prima in paese per una strada di campagna. Ecco. Se qualcuno mi domandasse qual è il modo giusto per andare in bicicletta, al di là che probabilmente non vi è un modo più adeguato di altri, io racconterei di quel momento fissato su pellicola.

Oggi esiste ancora la bicicletta? O esiste solo il ciclismo? Per usare il mitico “mezzo meccanico di trasporto su due ruote a pedali” sembra quasi che al giorno d’oggi si debba indossare prima di tutto un abbigliamento adeguato, con aggiunta di casco, occhiali, calzature idonee, e che per lo meno si percorrano alcuni km su ciclabile. Già, perché se un tempo per andare in bicicletta si preferivano le sterrate che attraversavano le campagne o i tornanti montani, oggi un po’ di ciclabile te la devi concedere. Asfalto prima di tutto, che le ruote poi si rischia di rovinarle. A meno che non ti sia dato al ciclo cross e alle discese montane, che poi incroci chi è in cammino sul sentiero e ti tocca frenare e procedere a passo d’uomo. Ecco perché l’immagine raccontata dalla penna di Guareschi oggi appare così nostalgica: pedalare indossando una veste? Un cappello da cittadino al posto del caschetto? Nessun cambio a rendere più agile la pedalata? Sellino basso? Strada e sassi che rendono più faticoso l’incidere delle ruote?

Non sia mai. La pratica del ciclismo improvvisato ha portato sicuramente a una maggior consapevolezza dell’uso della bicicletta, a una tecnica che sfiora la perfezione per quanto riguarda il mezzo stesso, a una pratica che non è più un passatempo ma è diventata sportiva in tutti i sensi. Io da par mio non potrò mai competere con i ciclisti di oggi, e un po’ li invidio.

A me è rimasta sulla pelle l’aria che si mescolava al sudore nelle discese libere lungo le strade di paese, a gambe aperte, bacino piegato in avanti e fronte libera dai capelli che un tempo avevo.
È rimasto nelle narici l’odore e il fastidio del polverone di certe frenate sulla ghiaia, le cadute che magari seguivano e le ginocchia sbucciate. E l’incontro con chi si recava semplicemente a comprare il pane e il giornale in bicicletta, e salutava con il cenno del capo, con i ragazzi che andavano a scuola in bici e si salutavano agli incroci, con chi pedalava senza mani non per guardare il telefono, ma perché aveva un gelato da gustare alla fine di un pomeriggio estivo. Andare in bicicletta non è solo ciclismo. Andare in bicicletta non è semplicemente un esercizio fisico per tenersi in forma. Non è fare un tot di chilometri al giorno o spostarsi solo se c’è una ciclabile. Andare in bicicletta è prima di tutto un gioco, che col diventare grandi diventa poesia e lentezza, anche in certe discese, quando per un attimo si fa ancora a chi arriva prima.

Galleria Immagini

Acegli l’area tematica che più ti interessa oppure clicca sulla casa per ritornare alla Pagina Principale del sito.

Questo articolo sarà disponibile per la lettura online a partire da

31/05/2024

VUOI LEGGERLO SUBITO?

Corri in edicola ad acquistare l’ultimo numero de “il Veses”