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Dizionario in bottiglia

Amore

Dizionario in bottiglia

Amore

Ho sempre ritenuto che l’amore fosse il sentimento definitivo. Una forma d’arte incastonata nel cuore, un talento che fin nel ventre materno impariamo inconsapevolmente a percepire e poi a usare. Non è invidiosa la carità, scriveva San Paolo, non avrà mai fine. Se potessimo dare vita realmente alle canzoni, ai dipinti, ai film, alle fotografie, ai libri, se prendessimo seriamente e le vivessimo fino a sentirle chiare, queste opere artistiche che nei secoli sono state create grazie all’amore, non credo che il mondo oggi avrebbe preso quella che ormai è una deriva reale da ciò che il nostro cuore è chiamato quotidianamente a fare.
Non è semplicemente il numero dei battiti al minuto. Non è un arrossire in viso o una rosa colta per essere regalata. Non è una frase che protegge un cioccolatino, né un invito a cena per due. Un bacio? Ma non era forse l’apostrofo rosa tra le parole t’amo, come recitava Cyrano? Molto di più. L’amore è un filo che unisce ogni essere umano alla sua esistenza e al fatto di essere contemporaneo a miliardi di altri esseri umani. La scintilla divina che è parte della nostra essenza più pura. Ricordate? Persino gli antichi immaginavano che l’amore nascesse da una freccia scoccata dall’arco di Cupido, o meglio ancora di Eros, che colpiva l’ingenuo innamorato al cuore.
Banalmente potrei scrivere che l’amore è felicità e sofferenza insieme. E che non si può confondere l’amore dall’innamoramento, che ormai non è più tempo, canterebbe Brunori Sas. E allora? È forse un gioco? Una volta mi piaceva raccontare come fossi io stesso predisposto all’innamoramento, che si dovrebbe passare la vita intera ad innamorarsi, come se fossimo un po’ tutti dei Casanova o delle Giuliette in attesa di un Romeo. Innamorarsi della vita. Ed essere strumento di quell’amore che ci permette di incontrare gli altri riconoscendo in loro la nostra stessa capacità di amare.

Mi incanto ancora nel vedere due anziani tenersi per mano per strada o due giovani seduti su una panchina che parlano e ridono e poi si guardano come se non avessero altro da guardare. Cartoline dal mare. Lettere profumate. Pagine di diario che ormai a scuola non si scrivono più. Silenzi che diventano comprensibili solo a chi sa ascoltare le trame di certi amori. Non ho mai creduto che l’amore potesse essere falso. Puoi fingerlo forse, ma non puoi far finta di viverlo. Se ci sei dentro, lo senti, dalla punta dei piedi all’ultimo capello che hai in testa. E quando ti occupa tutti i pensieri della giornata, beh, è lì che cominci a farci i conti e a sentirlo trasbordare come certe mareggiate di fine primavera. Avranno ormai detto e scritto tutto sull’amore, e non vi è più nulla di originale a riguardo, me ne rendo conto. Ma oggi più di ieri non dobbiamo mai perderlo di vista, l’amore. Mai. Perché sarebbe come perdere di vista il nostro seme d’origine e lasciare che l’esistenza si dimentichi di noi.

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