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Disagio giovanile e reati

delitti “virtuali” ma molto concreti

Disagio giovanile e reati

delitti “virtuali” ma molto concreti

Lo raccontano la cronaca e le statistiche: il disagio giovanile, accresciuto dal biennio pandemico, ha imboccato una strada pericolosa. L’isolamento ha contribuito ad aumentare soprattutto i reati commessi online e gli episodi di adescamento in rete. Non solo vittime, ma sempre più spesso autori di reati: frodi informatiche, cyberbullismo, istigazione al suicidio, pornografia minorile… delitti che si consumano principalmente nel mondo del web e dei social network, luogo virtuale dove i giovani hanno visto confinare il proprio tempo scolastico e quello di svago. Tramite lo smartphone, tutte le forme di prepotenze virtuali si amplificano, attraverso la condivisione nei vari gruppi di messaggistica istantanea e sui social network di immagini e di filmati sessualmente espliciti, anche tra minori, molto spesso inconsapevoli della gravità della condotta. Infatti, la circolazione di tali immagini (cosiddetto sexting, di per sé lecito tra maggiorenni), può diventare reato, se coinvolge minorenni: ecco che uno scambio consensuale e apparentemente innocuo di messaggi tra adolescenti può sconfinare in gravi condotte illecite, qualora non vi sia un valido consenso alla produzione del materiale, magari frutto di condizionamento o coercizione.

Quando il materiale viene diffuso a terzi, si parla invece di sexting secondario, o revenge porn: l’art.612 ter c.p. prevede la pena da uno a 6 anni di reclusione per chi diffonde materiale -in un momento successivo alla sua produzione e di contenuto sessualmente esplicito- nel quale sia rappresentata una persona che non ha prestato il proprio consenso alla diffusione. La norma sanziona le condotte di invio, consegna, diffusione, pubblicazione di materiale video o immagini a carattere sessuale, destinati a rimanere privati al momento della loro produzione; sono punibili anche i soggetti terzi rispetto al protagonista originario, che siano venuti in possesso delle immagini e a loro volta ne procurino la circolazione.

Il Revenge Porn lo scorso anno ha fatto registrare un incremento di casi denunciati pari al 110% e il 79% delle vittime sono donne, che a loro insaputa, vengono fotografate o riprese in atteggiamenti intimi dai partner; altre volte, cedono alle richieste dei partner e acconsentono a farsi ritrarre e spesso sono gli ex che, finita la relazione, diffondono le immagini per vendicarsi. La violenza in rete coinvolge i minori anche sotto altre forme, come nei casi di cyberbullismo, fenomeno che comprende tutte le possibili modalità di vessazione sul web (pressioni, molestie, ricatti, ingiurie, denigrazione ecc.).

Quali sono gli strumenti di tutela possibili a fronte del dilagare di questi reati? La prima difesa è sempre la prudenza. Per quanto sembri banale, il primo consiglio è quello di non condividere le chiavi di accesso ai propri dispositivi: rivelando le password, si consegna la totalità delle proprie informazioni, conversazioni, e immagini ad un’altra persona, che in futuro potrebbe disporne in modo illecito (ad esempio, anche il partner, al termine di una relazione amorosa).

Se ci si accorge che su internet circolano immagini intime riguardanti la propria persona, è fondamentale chiedere aiuto e denunciare senza timore, conservando tutte le prove che possono essere utili alle Forze di Polizia per identificare l’autore del fatto. Inoltre, è sempre possibile segnalare il reato al titolare del trattamento dati o gestore del sito internet, al fine di ottenere l’oscuramento, la rimozione o il blocco dei propri dati diffusi in rete, oppure rivolgersi al Garante per la protezione dei dati personali, che può intervenire anche d’urgenza per la rimozione immediata.

Per quanto riguarda il contrasto al cyberbullismo, è stato istituito un tavolo tecnico per la sensibilizzazione e prevenzione del fenomeno, tramite la promozione di progetti orientati sia al sostegno dei minori vittime di reato, sia alla rieducazione degli artefici di tali condotte, anche attraverso l’esercizio di attività riparatorie o di utilità sociale.Le istituzioni scolastiche sono in prima linea per offrire formazione e sostegno, ma anche le famiglie e i genitori hanno un ruolo importante nel cogliere i segnali e riconoscere il problema. Per supporto e segnalazioni è sempre attivo il numero verde 114, servizio di emergenza dedicato ai minori.

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