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Dipendenze e abusi di sostanze

il disagio del nostro tempo

Dipendenze e abusi di sostanze

il disagio del nostro tempo

Il disagio nel nostro tempo si evidenzia attraverso variegate forme di dipendenza generale e patologica che comprendono l’anoressia, la bulimia, la dipendenza tecnologica, la tossicomania, l’alcoolismo le dipendenze patologiche in generale.
A prescindere dalla diversità e pluralità dei diversi fenomeni clinici, se dovessimo pensare in modo sintetico a un denominatore comune tra queste diverse forme di disturbi, emerge in tutti una fatica individuale a sperare e desiderare il futuro. Una sorta di spegnimento e rinuncia.

Le scienze umane da sempre sottolineano quanto l’individuale e il sociale siano strettamente connessi e collegati: ciò che è interno all’uomo è sociale così come lo è ciò che individuale. Il mondo e la nostra vita corrono a velocità vertiginose ed è sempre più complicato progettare il proprio futuro. È facile perdere i riferimenti perché sovrastati dalla competizione, dalle richieste di prestazione e aspettative concrete e psichiche, incentivati a superare il proprio limite e le droghe rispondono al desiderio di essere presenti nel mondo e al bisogno di identità che non viene soddisfatto altrove.

La psicologia osserva la tossicodipendenza non come fattore innato o genetico insito nell’individuo a priori, come affermavano le teorie mediche e biologiche soprattutto negli anni 70, ma come dimensione emotiva e relazionale che si concretizza in relazione a un intreccio multivalente di situazioni, eventi e traumi di uno specifico contesto familiare, sociale, culturale e ambientale nel quale il bambino cresce e si struttura. Ogni essere umano non è quindi considerato come un’unica individualità personale, ma come l’insieme di “parti” sia individuali che sociali che la compongono, la influenzano e determinano.

Sono i giovani ad essere sempre i più fragili nella capacità emotiva e progettuale e le diverse forme di dipendenza, sempre più ampie e precoci, potrebbero rispecchiare un importante cambiamento che caratterizza la nostra epoca e cioè lo sfrenato individualismo e consumismo, la mancanza di condivisione, di comunità, di investimento e di desiderio. Charmet, psichiatra e terapeuta degli adolescenti, la legge come una fase di impasse del figlio rispetto l’impossibilità a nascere socialmente e la collega alla fase di emancipazione dal gruppo familiare, che implica il confronto tra le proprie abilità e la valutazione che di queste può essere fatta nel mondo esterno alla famiglia e nel mondo sociale.

Nel percorso di crescita e di autonomia dei figli è la figura paterna quella che facilita il distacco dal legame materno ed egli evidenzia che, nella famiglia del tossicodipendente, si assiste ad un sovraccarico di valori materni, che indeboliscono la funzione paterna di agevolare il distacco dalla famiglia.

Il fenomeno della tossicodipendenza può essere visto come un modo per perpetuare una storia intergenerazionale dove il disagio psichico di uno dei membri costituisce il segnale di un malessere più esteso che riguarda tutta la storia familiare. Il drogarsi assume una duplice funzione relazionale: da una parte permette al tossicomane di essere distante, indipendente ed individuato, dall’altra lo rende dipendente in termini di fedeltà al copione familiare.

La domanda è quindi rivolta agli adulti, agli educatori, alle istituzioni, alla politica, all’educazione: quale metamorfosi stiamo vivendo e di quali consapevolezze dobbiamo riappropriarci per orientare il futuro delle nuove generazioni più esposte al disagio e all’incertezza della vita?

“E quindi uscimmo a rivedere le stelle” conclude Dante nella Divina Commedia. Siamo tutti chiamati a rinnovare e ritrovare l’umanità dell’essere umano. Suscitare la capacità di ascolto, di attenzione, di dialogo, di responsabilità verso l’altro, il bene comune e i valori.

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