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Dino Buzzati

nuove indagini d'archivio

Dino Buzzati

nuove indagini d'archivio

Il Comitato frazionale di Giaon, con il patrocinio del Comune di Limana ha voluto organizzare nel 50° anniversario della morte del grande bellunese Dino Buzzati una serata dal titolo “I Buzzati ed il territorio di Limana”, frutto di una mia ricerca d’archivio, con relatrice Isabella Pilo, giornalista e studiosa buzzatiana; proprio a lei devo l’input di questo lavoro di ricerca.

Nel 1811 la moglie Claudia Dall’Ava con il marito Cesare (bisnonno di Dino) comperarono la villa e la chiesetta di San Pellegrino dal presule di Sedico Gregorio Felice Callegari, acquistate nel 1738 dalla famiglia Sacello: costruzioni del primo Cinquecento. Don Callegari include in questo atto del notaio Tibolla anche dei terreni nella zona di Ponte nelle Alpi, nel castionese e nel comune di Limana.
Le proprietà a Limana le troviamo in Calcine, a Polentes, in Pecoleda, in Chiesure, in Col della Pita ed in Valcièn-Mon Piana (odierna Valpiana). Cesare e la moglie poco dopo, allargano i loro possedimenti in Pecoleda, acquistando un terreno con casera e stalla limitrofi alla loro proprietà; in San Pietro in Tuba, in località Boscòn, oltre ad una casa colonica con 98 pertiche di terreno (quasi 10 ettari), levata al nobile Campana Giacomo di Belluno (la pertica è un’unità di misura presente nei catasti antichi pari a 1000 m², ma ancora usata dai nostri anziani). Nella loro espansione massima i Buzzati possedevano terreni per 348 pertiche, pari a 34.8 ettari, che pian piano iniziarono a vendere. Nei primi atti troviamo il nome di Dino, sostituito successivamente da quello di Almerina Antoniazzi, che eredita dal marito la quota spettante.

Ciò che è emerso dalle indagini è che Dino Buzzati, autore dei “Miracoli di Val Morel”, non frequentava il territorio tra i torrenti Limana e Cicogna solo per ammirare gli splendidi panorami o riposare sotto le fronde dei tigli monumentali, ma anche perché gli avi dello scrittore avevano possedimenti fondiari: prati, pascoli e boschi, e che nell’infanzia e nell’adolescenza egli frequentava questi luoghi anche andando in visita alle proprietà che davano reddito alla famiglia.

Ma l’incontro nella Sala Nocivelli di Limana non si è limitato a evidenziare mappe e carte d’archivio: vi sono state interessanti ed originali rivelazioni anche sul versante della toponomastica. Spesse volte ci si è chiesti come mai Dino Buzzati avesse scelto la versione “Val Morel” per il titolo della sua opera, e non “Valmorel” come invece è chiamata oggi. Gli studiosi buzzatiani fino ad ora avevano liquidato la faccenda semplicemente sostenendo che la scelta fosse scaturita dalla fantasia dello scrittore, mentre questa ricerca ha dimostrato che in passato si chiamava proprio Val Morel, ma che, per una precisa scelta, l’Istituto Geografico Militare, fra il 1910 e il 1936, emanò delle direttive specifiche per definire una terminologia toponomastica comune a tutta Italia, andando così ad incidere sui nomi di luogo composti: lo stesso valse per Val Belluna (oggi Valbelluna).

Si è parlato anche della realizzazione del sacello dedicato a Santa Rita, promosso e costruito solo dopo la pubblicazione dei “Miracoli di Val Morel” dal preside di Limana Bortolo Mastel, con il coinvolgimento del parroco don Paolo Pescosta e del sindaco di Limana De Fanti. Fu però inaugurato solo nel settembre del 1973, Buzzati già scomparso. Il ritrovamento dei progetti del sacello dedicato a Santa Rita nell’archivio comunale limanese ci ha permesso di capire che fu realizzato da un disegno di Alberto Alpago Novello, mentre l’inferriata fu prodotta nell’officina di un fabbro di tradizione rizzardiana, Luigi Velo di Feltre ed il luogo fu scelto dall’allora parroco don Paolo.

L’altra bella scoperta fatta assieme ad Isabella Pilo è stata il ritrovamento del luogo che effettivamente può aver ispirato a Dino la storia dei “Miracoli”: quel “rozzo tabernacolo” pieno degli immaginari e fantastici ex voto della finzione letterario-pittorica buzzatiana, è stato individuato lungo il sentiero che conduce alle alte malghe verso il Col Visentin, in località Sambuga.

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