Nota è la natura artistica poliedrica di Dino Buzzati. Pur trascorrendo tutta la sua vita al Corriere della Sera, risulta impossibile distinguere il giornalista dallo scrittore e può sembrare inverosimile che esista anche un Buzzati pittore, indole fortemente sentita dall’autore e che prende il sopravvento in quelle che definiremo le sue storie dipinte. Ma la bipolarità tra scrittura e figura è presente sin dall’inizio: negli schizzi al termine dei racconti, nella prima copertina concessa da Mondadori per la raccolta Il Colombre del 1966, o negli interni di copertina di Cronache terrestri dove il curatore dell’antologia, postuma, riporta le annotazioni dell’autore sulla battaglia del golfo di Sirte, dove egli fu inviato di guerra.
Tra le storie dipinte, dove a volte la parola stessa si fa elemento pittorico, i più ricorderanno La famosa invasione degli orsi in Sicilia pubblicata nel 1945 a puntate sul Corriere dei Piccoli e I Miracoli di Val Morel, ultimo scritto pubblicato nel 1971 dall’autore bellunese che ci avrebbe lasciati pochi mesi dopo. Ma tra libri illustrati, scenografie teatrali e quadri, sicuramente si distingue un’opera che rimarrà unica nel suo genere come Poema a fumetti, espressione antesignana di quelli che oggi conosciamo come graphic novel.
Poema a fumetti ripropone i classici temi buzzatiani del mistero, della poesia, dell’erotismo, della melanconia e le riflessioni sulla vita e la morte attraverso la rivisitazione di quello che è l’antico mito di Orfeo ed Euridice. Per l’occasione Buzzati evoca un immaginoso inferno contemporaneo con protagonisti Orfi, moderno cantautore, ed Eura, la sua innamorata, una ragazza che la morte si porta via nel fiore degli anni, facendola scomparire una sera, di fronte agli occhi dell’amato, inghiottita da una porticina di una villa misteriosa. Se la Via Saterna nella quale avviene la sparizione è frutto della fantasia dell’autore, la Milano che fa da sfondo è reale e ne riconosciamo il Duomo, la Torre Filarete del Castello Sforzesco e la Torre Velasca.
Il cantare le cose che i morti non hanno più: le foglie sparse, i treni, le antiche stanze, i giardini; i soldati e la gloria, i sogni i peccati, gli amori e le delusioni; il silenzio della montagna, le guerre e le vittorie, funge da lasciapassare per Orfi verso gli inferi, ma non è sufficiente per riportare in vita l’amata Eura, drammaticamente consapevole di non poter ritornare.
Quando l’opera uscì, nel 1969, Buzzati era abbastanza avanti nella carriera e certo di farsi accettare in questa nuova veste, un po’ sperimentale e un po’ trasgressiva, grazie anche ad un momento in cui la narrativa chiedeva mezzi espressivi diversi ed il pubblico era ormai aperto a tutte le novità e in particolare alle strips, storie a fumetti da decenni presenti nei giornali di tutto il mondo. Malgrado ciò la pubblicazione non avvenne subito, e sarà solo grazie alla moglie Almerina che Mondadori, cambiando il titolo originario, La cara morte, darà alla stampa il manoscritto.
Oggi come allora Poema a fumetti divide coloro che leggono le circa duecento tavole poetiche, fiabesche, ricche di allusioni anche erotiche che possono disorientare. I conoscitori di Buzzati vi ritrovano tutto il suo mondo e giocano a cercare richiami a personaggi ed immagini che furono il prima o che diventeranno il dopo della sua produzione: I nove gentiluomini che ricordano De Ambrosis degli orsi in Sicilia, il cagnone, la giacca, il Babau dei miracoli e tanti altri, frutto di una commistione artistica tra espressionismo, surrealismo e pop-art.