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Diamo voce al suolo

l'ecosistema invisibile

Diamo voce al suolo

l'ecosistema invisibile

Consigliamo la lettura di un libro davvero interessante e per molti versi sorprendente: “Dalla parte del suolo. L’ecosistema invisibile” di Paolo Pileri, docente al Politecnico di Milano, invitato da Italia Nostra alla manifestazione “Oltre le vette”. Non avrei mai immaginato che la parte più vitale del suolo si trovasse in appena trenta centimetri sotto i nostri piedi e che impiegasse duemila anni per crescere di soli dieci centimetri. Chiedo all’autore di aiutarci a capire che cosa sia il suolo e quali siano i pericoli che corre.

Ecosistema
Diamo voce al suolo

Come mai un libro sul suolo?
Voglio occuparmi di quello che non ha voce, che sta dalla parte silente e meravigliosa della vita sulla Terra. Vorrei rendere visibile la bellezza del nostro pianeta, la sua forza, la sua resistenza, la sua capacità adattativa. Il suolo è probabilmente il luogo meno conosciuto al mondo, ma il primo a aver bisogno di attenzione e cure. Sotto i nostri piedi brulica incessante la vita da cui dipende ogni cosa, inclusa la nostra stessa esistenza. Il libro vuole essere un invito a praticare il pensiero ecologico per costruire argomenti con i quali possiamo arginare il degrado dei nostri territori.

Rappresentazione del microverso nel sottosuolo
Diamo voce al suolo

Perché è così importante il suolo?
Non si tratta di una superficie piatta e senza vita; la maggior parte delle funzioni vitali e generative del suolo stanno in appena trenta centimetri sotto i nostri piedi. Esso cresce grazie agli apporti di materiale organico e minerale che riceve. La frazione organica gli arriva dalla vita che c’è sopra di lui: piante, foglie, insetti, animali. La frazione minerale invece si trova già sul posto, oppure ci arriva trasportata da acqua e vento. Il suolo riveste un ruolo chiave nel contenere il surriscaldamento del pianeta visto che, se la riserva di carbonio contenuta nel primo metro di suolo si disperdesse, tornerebbe in atmosfera sotto forma di gas fortemente climalteranti. La parola chiave della natura è biodiversità che consente di adattarsi al mutare delle condizioni ambientali e di resistere alle minacce grazie alle infinite capacità di risposta che vengono da ogni organismo e/o dalla collaborazione tra organismi. È il motore della vita sulla Terra, l’asso della manica della natura. E se togliamo la terra da sotto i piedi, casca anche la biodiversità che sta sopra.
Quali sono i nemici del suolo?
Il suolo è un po’ come noi, può essere soggetto a diversi tipi di malattie più o meno gravi. Le attività antropiche come la compattazione, l’erosione superficiale, l’inquinamento, la salinizzazione (pensiamo al delta del Po), la perdita della componente organica, la riduzione della biodiversità e, non ultima, la cementificazione sono senza dubbio violazioni del suolo: tutti pericoli da additare, purtroppo, in gran parte all’uomo, a un certo tipo di agricoltura intensiva, alle guerre, a piani urbanistici dissennati.

Foto 3 Orchidea bruciacchiata
Diamo voce al suolo

Che cosa fare contro questi nemici?
Il rimedio è solo culturale: il nostro compito è di portare in salvo il suolo nei piani che redigiamo, nelle politiche territoriali, senza mettere i compromessi davanti alle soluzioni. Avremmo bisogno di politici sensibili, di insegnanti che portano gli studenti a toccare la terra, di giornalisti che raccontano i pericoli del consumo di suolo. Nessuna transizione ecologica può funzionare senza conoscenza e senza formazione culturale. Sarebbero necessari corsi di formazione per i sindaci su questi temi, così come sarebbe corretto far conoscere ai cittadini i dati del consumo di suolo di ogni territorio. Nel Bellunese, interessato dalle prossime Olimpiadi, sono stati resi noti questi dati?

Foto 1 Trifoglio d’acqua
Diamo voce al suolo

LE TORBIERE DI VALPIANA, ESEMPIO DI BIODIVERSITà
Luoghi che presentano un suolo particolare sono le torbiere, zone umide caratterizzate dalla presenza di torba, un materiale organico formato dalla decomposizione incompleta di resti vegetali in ambienti saturi d’acqua e poveri di ossigeno. La loro formazione è un processo lento che avviene in luoghi dove il deflusso dell’acqua è impedito, come depressioni o aree con falde acquifere superficiali.

Sistema di suolo vivo
Diamo voce al suolo

Un esempio interessante lo troviamo in località Valpiana di Valmorel, piccolo altopiano caratterizzato da una morfologia dolcemente ondulata, irregolare, di eredità glaciale. Un sistema articolato di collinette detritiche allungate (argini morenici) che favorisce lo sviluppo di zone umide. Le torbiere di Valpiana occupano piccoli avvallamenti racchiusi tra i dossi morenici, con sottofondo di terreni scarsamente drenanti. Le condizioni morfologiche portano quindi a una diversa disponibilità idrica che genera suoli torbosi nelle aree più umide e suoli aridi in quelle più asciutte. Questo permette lo sviluppo di vegetazioni diversificate nello stesso sito aumentando la diversità di specie complessiva. Nelle aree torbose più umide, possiamo trovare cariceti in cui cresce il Trifoglio d’acqua e l’Orchidea incarnata; nei suoli torbosi più asciutti troviamo il molinieto in cui cresce la Primula farinosa e l’Orchidea a foglie larghe; nei suoli asciutti troviamo il brometo in cui cresce l’Orchidea bruciacchiata e il Gladiolo palustre.

Paolo-Pileri-per-ODP-TRIF-copia
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