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Dialoghi al presente

il lavoro, questo sconosciuto

Dialoghi al presente

il lavoro, questo sconosciuto
Giovani e Lavoro

A cosa serve il lavoro? – chiede quello che non ce l’ha e lo vorrebbe in prestito.
In questo momento? – chiede quello che ce l’ha ma lo vorrebbe dare indietro.
Di sicuro non nel futuro, dato che chissà se ci sarà il futuro.
In questo momento il lavoro serve per far fronte a bollette e mutuo.
Interessante. Quindi la frase “il lavoro nobilita l’uomo” è una bugia.
Oggi si lavora perché l’uomo ha perso di vista l’uomo. Ciò che si guadagna, nella maggior parte dei casi, in realtà non si guadagna. È un piccolo teorema matematico, anzi, un’equazione: la fatica, a cui devi aggiungere tempo e stress, equivalgono ad un valore economico che corrisponde poi ad una spesa mensile, perenne e continuamente in crescita. È un numero tendente all’infinito.
Quindi, a cosa serve lavorare?
Te l’ho detto. Serve a reggere il sistema. Un sistema malato, ormai lo abbiamo capito, in cui il lavoro non è più stimolo, abilità e servizio, ma è un parassita che si attacca all’uomo e lo consuma, distraendolo con la tredicesima e i buoni pasto, fino a renderlo inerme dal punto di vista del pensiero e della consapevolezza interiore.
Quindi bisognerebbe eliminare il lavoro. Questo vuoi dire?
No. Al contrario. Dobbiamo ricominciare dal lavoro. Dobbiamo ridare vita alle professioni, alle attività, alle competenze, rimettendo al centro il valore reale di una persona, non il suo valere economicamente.
E allora per forza migliaia di persone cambiano lavoro oppure si affidano al reddito di cittadinanza. E allora per forza le aziende non trovano persone che accettino un lavoro. E allora per forza i giovani si affidano all’estero.
Diciamo che da quando il precariato è diventato la normalità, ecco, non è che poi dobbiamo stupirci di una situazione che noi stessi abbiamo aiutato a creare. Non esiste una bacchetta magica così come non esiste il lavoro perfetto. Di sicuro finché il sistema consente e a volte obbliga i lavoratori ad avere un tempo lavoro che occupa buona parte della giornata, per arrivare a una produzione e a un’efficienza che porta solo a peggiorare questo mondo, non permettendo quindi alla persona di vivere senza sentirsi in colpa perché non arriva a fine mese, beh, ecco, sarà molto difficile che le cose cambino. Oggi lavorare ha perso il suo significato. Un tempo si faceva molta più fatica, in fabbrica, nei campi, in negozio, ma la vita aveva un valore talmente grande che bastava poi spendere il proprio tempo libero in famiglia e nella propria comunità per fare la differenza. Oggi ciò sembra a molti quasi irraggiungibile, e si aspetta il weekend per riprendere fiato.
Che poi non è un riprendere fiato.
No, perché per riprendere fiato spesso servono quei soldi che magari non hai. E quindi, il lavoro mi ripaga della fatica oppure quella l’ho già venduta?
Un impiego però mi serve. Qualcosa troverò.
Questo è poco ma sicuro. Ma bada, ricordati che la vita è un’altra cosa.

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