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Dialoghi al presente

una politica per tutti o una politica di tutti?

Dialoghi al presente

una politica per tutti o una politica di tutti?

Si può dire con certezza ormai che la Politica in Italia è passata a miglior vita – dice il realista.
Non ti resta che provare quanto hai appena affermato – dice l’arreso.

Mi basta citare un fatto, accaduto nelle ultime settimane, cioè che si sia presa seriamente, addirittura con tavole rotonde e commenti sui maggiori quotidiani, l’ipotesi della candidatura alla carica di Presidente della Repubblica di un uomo che è stato più volte processato e che comunque, negli ultimi trent’anni, ha dato di sé e dell’Italia un’immagine molto svilente e inadeguata.
È un politico come tanti altri.

Appunto. Si potevano fare decine di nomi di papabili candidati, tra cui candidate donne, e invece si è arrivati persino a pensare che potesse farcela fin dalle prime voci della sua consueta discesa in campo. Già gli italiani non hanno memoria, e allora tanto vale ripescare il peggio, in questo i giornalisti sono bravi. La Politica in Italia, ribadisco, è definitivamente defunta.
Sì, dici così, poi alla prima occasione andrai a votare. Quelli come te sanno solo fare discorsi da bar, ma poi non vanno oltre i soliti luoghi comuni e di fatto alla fine, pur di non metterci loro stessi la faccia, si adeguano e vanno a votare. Per poi ricominciare a criticare.

Sarebbe interessante tornare a votare. Sarei curioso. Ormai i partiti in Italia sono diventati come i club tra bambini che si costituivano alle elementari: fai entrare solo gli amici, ci si scambia al massimo le figurine, si fa la guerra agli altri club e soprattutto tutto gira intorno a un leader, che cattura le simpatie degli altri bambini senza fondamentalmente fare nulla. Oggi si voterebbe chi compare di più nei social, chi sa mettersi in mostra, chi sa vendersi.
È così da molti anni.
Sì, ma prima questa cosa si faticava ad accettarla, dava fastidio, era risaputa e malvista. Ora è la normalità, per un semplice motivo: a chi interessa ancora la Politica in Italia? La Cosa Pubblica ormai è quella nei social, perché il resto è un affare privato tra giornalisti, banche e uomini di potere, che usano la Politica non come mezzo per dare voce al popolo, ma come copertura e azione di distrazione.
Una volta si parlava di svecchiare la Politica, di dare spazio ai giovani.

Certo. Se però ai giovani togli l’esempio a cui guardare…! Come possiamo pensare tra dieci anni di vedere ventenni o trentenni interessarsi di Politica, di desiderare di rappresentare il proprio Paese in Parlamento o all’estero, se oggi i politici rappresentano l’incomprensibile, c’è una distanza abissale ormai. E non diamo la colpa ad un virus, per favore. Che stanno girando tanti di quei soldi, che la gente non se ne rende conto, e invece di usare quei finanziamenti per cambiare l’Italia, i politici sono lì come sempre che litigano e discutono per il bonus rubinetti e gli incentivi per la tv. Magari qualche giovane che vorrà impegnarsi per portare un miglioramento ci sarà, ma molti di quelli che qualche anno fa avevano tentato di dare un po’ di respiro, sono stati poi schiacciati da un meccanismo becero, che dà valore più alle conferenze stampa che alle sedute in Parlamento.
Ok. Siamo immersi in una palude, abbiamo ormai il fango che ci arriva al collo, però è anche vero che a lamentarci siamo bravi, ma non è che tentiamo di uscirne da soli, aspettiamo sempre che arrivi un Salvatore…

Gli ultimi in ordine di apparizione? Berlusconi, Monti, Grillo, Renzi, Draghi… si pensa sempre che ci sia un limite al peggio, poi se vai a guardarli, questi qui che ho appena citato, di politico vero non ce n’è uno. Sono stati tutti bravi a fare altro. Poi hanno deciso che la Politica è una cosa per tutti, che cosa ci vuole in fondo? E invece hanno sbagliato la preposizione in partenza: la Politica non è per tutti, ma è di tutti. Di tutti. Anche nostra.

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