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Dialoghi al presente

sentirsi come sul Titanic

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È ormai chiaro a tutti che ci troviamo di fronte a un pesante fallimento – dice quello che parla a bocce ferme.
Puoi dimostrare concretamente quanto stai affermando? – dice quello che parla a vanvera.
Nel momento in cui si va a corrompere nell’animo umano la fiducia in se stessi e lo si fa nel nome della scienza e dell’economia, beh, il fallimento è concretamente dimostrato. Quell’essere umano ora non è più in grado di stare bene. E quel benessere comune che tanto viene citato nei discorsi alla tv non esiste realmente.
Ti aspetti che forse qualcuno si metta a chiedere scusa o ad ammettere di avere sbagliato?
Ricorda: quando c’è di mezzo la politica, nessuno chiede mai scusa né ammette un proprio errore. D’altronde sono più di due anni che gli italiani non vanno a votare per qualcuno che li governi realmente. Semmai saranno loro, quelli al governo, che si aspetteranno eventualmente delle scuse, loro che hanno fatto tutto il possibile…
Parli di fallimento, ma i numeri non ti danno ragione.
Da due anni ormai quotidianamente ci vengono propinati dati numerici e percentuali che i giornalisti presentano con una sola possibilità di lettura. Da due anni. Non era mai successo, neanche con i morti per un terremoto o per il cancro. Nemmeno per i gol di Ronaldo. Il tutto ci viene propinato con la consapevolezza, sempre da parte dei giornalisti, che gli italiani non hanno memoria, e non si ricordano nemmeno che cosa gli era stato detto un mese prima. Assuefazione. Questa si chiama assuefazione.
Guarda che le soluzioni ci sono e sono state messe in atto.
A un mese dal Natale, in conferenza stampa, si dichiara che “il Natale si potrà salvare solo con un certo tipo di restrizioni”, e allora dai, attuiamole. A parte che il Natale non ha alcun bisogno di essere salvato, a meno che, tu scienziato, tu politico, non lo identifichi con una festa commerciale o con fini turistici… ma a parte questo, sappiamo tutti come è andata, a Natale.
E quindi, cosa proponi di fare?
Parto da una constatazione concreta. Il fallimento a cui stiamo assistendo ormai da mesi non porterà a nulla di buono nell’animo umano. Declasserei tutti quei virologi e quei medici che, con i loro discorsi, hanno aggiunto paura alla paura, sfiducia alla sfiducia, malessere al malessere, e premierei invece tutti quegli infermieri e quei dottori che hanno curato incessantemente le persone, senza fare distinzioni di sorta. Da questo comincerei. Perché questo è il compito di ciascun essere umano, non solo di un medico: ricordarsi che anche l’altro ha in sé il desiderio di un benessere fisico e interiore. Se tutto questo viene dimenticato, come è accaduto a tanti politici, a tanti medici, basta sentirli parlare per capirlo, ecco che il fallimento è sempre più evidente.
E allora voltiamo pagina?
Di fronte a un fallimento si deve avere il coraggio di ricominciare, anche da zero, di farsi da parte, di rinunciare alle proprie ambizioni. Ma questi non lo faranno mai, perché se si è abituati a vivere la propria vita basandosi sulle percentuali e sui numeri, beh, come minimo ti aspetti che i tuoi calcoli siano sempre esatti, perché se sono uno scienziato, un politico, un grande giornalista, come potrei mai sbagliare?

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