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Denatalità e migrazione nel bellunese

dialogo con il sociologo Diego Cason

Denatalità e migrazione nel bellunese

dialogo con il sociologo Diego Cason

Incontro Diego Cason, noto sociologo bellunese, alla sede dell’Isbrec, nel centro storico di Belluno a palazzo del Monte dei Pegni. L’istituto promuove gli studi sulla Resistenza per diffonderne gli ideali alle giovani generazioni e Diego vi svolge, da volontario, attività di ricerca e di divulgazione. Ma la nostra chiacchierata di oggi verte su un tema che sta a cuore ad entrambi: la denatalità che caratterizza la nostra Provincia e la necessità di accogliere nuove energie in modo strutturato e intelligente.

L’andamento demografico di una provincia dipende da più fattori: principalmente dal numero delle nascite e delle morti, e da quello degli emigranti e degli immigrati, ma anche dalle opportunità che vengono offerte ai cittadini, quali un’occupazione stabile e soddisfacente dal punto di vista economico, la possibilità di avere un alloggio a prezzi equi, la presenza di servizi quali i trasporti, gli asili nido. È chiaro che un reddito familiare pro capite adeguato, opportunità di carriera professionale e presenza di servizi efficienti permetterebbero ai cittadini, soprattutto ai giovani, di crearsi una famiglia e di rimanere nel luogo d’origine. È dal 1994 che il saldo naturale nella nostra provincia è negativo, che sta a significare che il numero dei morti supera quello delle nascite.
Quali, allora, le soluzioni? Che cosa può favorire la ripresa delle nascite? Può un politica migratoria lungimirante, fondata sulla solidarietà e sull’accoglienza, rappresentare un possibile modo affrontare il problema della denatalità?

Il fenomeno dell’immigrazione nella nostra provincia vede due fasi: la prima, alla fine degli anni Sessanta, avviene dopo la tragedia del Vajont con la conseguente industrializzazione della vallata bellunese per effetto delle leggi speciali emanate dopo la catastrofe. La creazione di consorzi per lo sviluppo industriale consente la realizzazione di un processo di profonda trasformazione del territorio dal punto di vista economico e sociale. Questo profondo mutamento favorisce un’immigrazione interna dalle regioni del Sud, sia per quanto riguarda la manodopera, sia nella Pubblica Amministrazione e nell’Esercito. La seconda fase comincia a partire dalla metà degli anni ‘90 e coinvolge personale straniero, soprattutto proveniente dall’Est e dai Paesi del Mediterraneo. Questo nuovo fenomeno comporta una nuova sfida che riguarda l’accoglienza di persone di culture e religioni diverse. Una sfida più che mai attuale che ci mette di fronte a problemi di natura etica e sociale.

L’emigrazione è comunque sempre stata una costante nella storia italiana e in questi ultimi anni stiamo assistendo a un fenomeno inatteso e preoccupante: l’emigrazione di giovani, molti laureati, verso Paesi del Nord Europa. La mancanza di un’adeguata offerta di opportunità e di occupazioni più remunerative è la conseguenza di una politica italiana poco attenta. Il costo in perdita di capitale umano e la denatalità che contraddistingue questo periodo storico hanno conseguenze pesanti sulle dinamiche demografiche. Si rende necessaria, quindi, una politica che favorisca la natalità e il lavoro stabile che limiti la mobilità e incrementi i servizi alla famiglia; una politica che offra proficue opportunità di carriera ai giovani, con migliori condizioni economiche e un mercato del lavoro più dinamico; una politica organizzata di immigrazione, che accolga persone in grado di colmare questo squilibrio.

Si apre, quindi, il capitolo dell’accoglienza dei migranti che a causa di conflitti o di persecuzioni etniche, e sempre di più a seguito di fattori ambientali dovuti al cambiamento climatico, si spostano verso Paesi ritenuti più ospitali. Il problema dell’accoglienza non è di poco conto. Secondo Diego Cason deve esserci una politica di integrazione efficace, bisogna investire negli alloggi, nell’educazione, nella formazione linguistica e professionale. È necessario aprire i luoghi della relazione, attivare un reciproco scambio di culture, impedendo la formazione di enclave ed esigendo che le norme giuridiche del Paese di accoglienza siano rispettate. Dobbiamo essere in grado di costruire un sistema razionale e intelligente per affrontare le sfide che il presente ci pone. A livello nazionale e nella nostra provincia è tempo di riflessioni consapevoli e di decisioni strutturate ed intelligenti. L’Italia del futuro si decide oggi.

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