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Dal Territorio alla Tavola

70 anni di Lattebusche a quattr'occhi con Modesto De Cet, l'allevatore-presidente

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70 anni di Lattebusche a quattr'occhi con Modesto De Cet, l'allevatore-presidente
Luca Zaia e Antonio Francesco Bortoli, direttore generale di Lattebusche

La qualità dei prodotti e la cura del territorio: questi sono i pilastri su cui si fonda Lattebusche, la cooperativa lattiero-casearia che quest’anno ha raggiunto un traguardo storico, celebrando 70 anni di attività. Una storia iniziata nel 1954, quando 36 soci fondatori decisero di dare vita a un sogno. Solo tre anni dopo, prese forma lo stabilimento di Busche, che oggi è il cuore pulsante delle attività della cooperativa. Negli anni, quello stabilimento è diventato un vero e proprio simbolo di eccellenza, dando vita a prodotti rinomati come il Piave Dop e il Montasio Dop, oltre a una vasta gamma di latte, freschi e latticini.

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Lattebusche oggi è una realtà che lavora 1 milione e 500mila quintali di latte ogni anno – quasi 4000 quintali al giorno – distribuiti in sei stabilimenti specializzati. Il suo fatturato ha superato i 142 milioni di euro, e le previsioni per la fine del 2024 puntano ancora più in alto, verso i 145 milioni. Dietro questi numeri ci sono le persone: 300 addetti che ogni giorno combinano tecnologia e innovazione con l’esperienza e l’attenzione umana. E dai 36 soci iniziali, oggi Lattebusche conta 300 soci produttori, provenienti da sette province diverse.

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Per celebrare questo importante anniversario, la cooperativa ha organizzato una serie di iniziative che sono culminate in una giornata di festa, con oltre 400 ospiti. All’evento hanno partecipato numerose autorità civili, religiose e militari; tra i volti spiccava il Governatore della Regione Veneto, Luca Zaia. «È stato un grande onore, per nulla scontato, avere con noi figure di così grande rilievo politico», ha commentato Modesto De Cet, presidente di Lattebusche. «Ognuno sul palco ha avuto modo di esprimere la propria opinione anche di fronte ai nostri allevatori, e come presidente mi auguro che non si dimentichino mai del nostro mondo, quello dell’agricoltura e del lattiero-caseario, che è così particolare nelle sue esigenze, soprattutto quando si tratta di territorio montano».

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Modesto De Cet non nasconde la sua profonda connessione personale con la cooperativa. Presidente dal 2021, al momento dell’intervista era in tuta da lavoro, proprio nel primissimo cuore pulsante delle sue attività: la sua stalla. Anche lui è prima di tutto un socio, erede di una tradizione familiare: «Quando mi hanno proposto di diventare presidente, ho accettato con entusiasmo e onore. Faccio tutto quello che posso e non nego che lavorare mi piace. Quest’anno la mia stalla, che mio padre ha iniziato a gestire prima di me, celebra 50 anni di inserimento in cooperativa. Siamo entrati nel 1974, proprio in concomitanza con Antonio Francesco Bortoli, direttore generale di Lattebusche». Il messaggio del presidente-allevatore è chiaro: «Al centro, i soci. Cerco di trasmettere, come chi mi ha preceduto, questa filosofia a tutti i nostri collaboratori e addetti: Lattebusche senza i suoi soci non esisterebbe. Dobbiamo preservare gli allevatori, e oggi quest’impresa è davvero ardua, quindi è ancora più fondamentale andargli incontro». Il mestiere dell’allevatore è cambiato nel tempo: «Ho iniziato quando avevo 16 anni. Allora, come oggi, era una vita di sacrificio, 365 giorni all’anno, senza interruzioni. Ma alla base di tutto c’era la passione per il contatto con la terra e con gli animali. Oggi, chiunque abbia una stalla è sommerso da procedure, burocrazie e dall’esigenza costante di crescere. La cooperativa garantisce una maggiore stabilità, ma il vero nodo in questi anni è il passaggio generazionale».

Modesto passerà il testimone alle sue due figlie, entrambe appassionate, ma sottolinea che il contesto generale è preoccupante: «Nonostante la buona salute del comparto caseario, purtroppo, sempre meno giovani scelgono questo mestiere. Se da un lato le nuove tecnologie riducono la fatica, molto del tempo anche l’allevatore lo passa in ufficio. Non manca la dedizione che questo lavoro richiede, manca una facilitazione delle procedure burocratiche, che pressano non solo nel tempo, ma anche nei costi, troppo rispetto al passato».

Saranno i valori che hanno caratterizzato la storia di Lattebusche a guidarne anche il futuro, secondo il presidente: «Prima di tutto, la serietà, che è anche sinonimo di stabilità e affidabilità per il socio. Molti sono i fattori vincenti di questi 70 anni, ma il più importante, a mio avviso, è il legame profondo dell’allevatore con il territorio e con le persone: chi lavora in questo settore è un vero custode delle tradizioni ma anche dell’ambiente che lo circonda, e tutti noi non diciamo mai abbastanza grazie per questo».

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