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Dal disegno alla poesia

la vita e le opere di Gianni Stiletto

Dal disegno alla poesia

la vita e le opere di Gianni Stiletto

Gianni Stiletto (1949-2013), originario di Tambre (BL), inizia la propria carriera artistica a Venezia, dove studia e dove rimane incantato dalla vita e dalle atmosfere lagunari che negli anni 60-70 sono ancora lontane dalla frenesia turistica degli ultimi decenni. Il suo animo è tuttavia legato al territorio d’origine ed in particolare alle atmosfere suggestive, mistiche e spirituali che la foresta del Cansiglio, situata a pochi passi dal suo paese, evoca. Per lui, esse saranno, per tutta la vita, fonte d’ispirazione e di meditazione.

L’evoluzione della sua produzione passa dal figurativo all’astratto, con forti componenti simboliche, soprattutto nell’ultimo periodo. In ogni opera è possibile individuare la volontà di ritrovare una qualche forma di equilibrio sia personale che universale.

Tale ricerca si può apprezzare osservando il linguaggio personale che egli elabora e sviluppa attraverso figure antropomorfe, segni geometrici e non che, a volte sovrapposti ed apparentemente casuali, tuttavia si configurano infine come un vero e proprio alfabeto concettuale.

Nei suoi lavori, le forme si intrecciano alle figure e vengono accompagnate da grafie che rimandano spesso al mondo antico, retaggio di conoscenze perdute che a volte tentano di riemergere. Anche i colori racchiudono specifici significati: da iniziali mescolanze e stratificazioni, si riorganizzano tinte pure e materiche che, bilanciandosi e danzando in una sorta di armonia cosmica, raffigurano degli archetipi, pronti ad esplodere in nuove infinite ed ancora inedite possibilità.

Ma l’opera di Stiletto non è confinata solo al disegno ed alla pittura; egli ha esplorato diverse forme espressive che lo hanno portato a produrre scritti, poesie, progetti ed oggetti tridimensionali che hanno talvolta la forma di macchine, strumenti di comprensione ed elaborazione della realtà e dell’esistenza stessa.

Questi aspetti tuttavia non lasciano trasparire alcunché riguardo al suo modo di essere, di vivere, di relazionarsi con il prossimo, in cui l’artista lascia spazio all’uomo, giocoso e mondano, pronto a scambiare battute e a rallegrarsi con gli altri: alcuni infatti ricorderanno la sua presenza nella gestione dello “Chalet Trieste” e l’ideazione e gestione dell’enoteca “Al Portego” di Tambre.

Stiletto è stato inoltre insegnante di educazione artistica alle scuole medie, lasciando ricordi indelebili ai suoi alunni che, dopo molti anni, ancora ne conservano memoria. Questa sua personalità, profonda e al contempo modesta, lo ha portato a confrontarsi e a collaborare con diversi artisti bellunesi.

Con alcuni di essi ha stretto legami di amicizia e lavoro che sono stati coronati dalla progettazione e coordinazione di alcune realizzazioni come “Evoluzione”, un’opera polimaterica, realizzata a più mani nel 1998 e collocata presso l’ingresso della Scuola Elementare di Mel, o della composizione monumentale realizzata nel 1999 e collocata, fino a poco fa, presso l’androne di ingresso del castello di Zumelle. Ha realizzato lavori anche oltreoceano, come il “Grande Murales” del 1977 presso la Scuola Italiana di Olivos a Buenos Aires, in Argentina, ma ha partecipato anche ad esposizioni con gruppi artistici tra cui “Zed”, “La Meridiana”, “ARBE” con opere esposte in tutta Europa, ma non solo, come testimonia la collettiva del 2006 a Shanghai (Cina).

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