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Da Sagron ad Arson

Quando si spostarono i Salvadori

Da Sagron ad Arson

Quando si spostarono i Salvadori

Sembra un anagramma, con scarto di una lettera (la “g”), da Sagron ad Arson. Era il 1876, non si conosce il mese, ma si ipotizza per questioni climatiche e legate al percorso fosse a primavera inoltrata, quando Gio Batta Salvadori, con la moglie Elisabetta Renon e due figli di cui uno, Nicolò, di due anni, caricato sulla gerla, hanno lasciato Sagron (Tn) e, attraverso la Val delle Moneghe, la Forcella dell’Om e avanti, Erera e Brandol, e giù verso la Valle di Canzoi, spostandosi poi verso ovest, hanno raggiunto Arson. Qui avevano acquistato dalla famiglia Panata un’abitazione (dove abita la scrivente con il marito Flavio, nipote di quel Nicolò – nelle registrazioni più recenti risulta Nicola – Salvadori arrivato qui… a bordo di una gerla) insieme alla terra da coltivare.

stampino
Da Sagron ad Arson

Un percorso lungo e per niente agevole che evidentemente Gio Batta aveva fatto in precedenza per trovare il posto dove riteneva di poter assicurare un futuro alla sua famiglia. I vecchi documenti in nostro possesso sono relativi alla famiglia della bisnonna Renon Elisabetta che aveva un mulino in località Pian del Giazzon a Sagron.
Del bisnonno abbiamo solo le notizie da “Arsonese” nei registri della Parrocchia: fu Domenico e Broch Maria, nato a Sagron il 20 febbraio 1843; il 30 aprile 1868 sempre a Sagron aveva sposato Renon Elisabetta (di Domenico e Salvadori Antonia, nata il 28 novembre 1840) ed è morto ad Arson il 13 settembre 1933, mentre la moglie era morta nel 1899.

veduta da Sagron
Da Sagron ad Arson

Dalle ricerche fatte da persone di Sagron risulterebbe che i Salvadori fossero arrivati dalla Toscana (in quella regione ancora oggi il cognome è molto diffuso), chiamati per la loro esperienza a collaborare nella gestione delle miniere presenti in zona. Il bisnonno nel tempo aveva aiutato a trasferirsi anche suoi conoscenti provenienti sempre dall’area Sagron-Mis/Gosaldo, i Chiea, che hanno ancora discendenti che vivono ad Arson e a Lusa.
Molti dei Salvadori, Broch e Chiea, che sono attualmente nella nostra area, hanno i loro avi partiti da Sagron. Tra gli oggetti, certamente portati “in dote” da Sagron e ipotizziamo trasportati insieme ad altro per un percorso più lungo ma “carrabile”, ci rimangono un comò – che Flavio ha pazientemente restaurato- e uno stampino per l’impronta a fuoco del trisavolo Salvadori Domenico Battista che serviva per marchiare rastrelli, forche, attrezzi agricoli, e in modo particolare “careghe” che andava a costruire in pianura nei periodi invernali.

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Da Sagron ad Arson

Non ricordiamo se fosse stato in passato anche per il bisnonno e il nonno, evidentemente sì, visto che mio suocero, classe 1918, nato ad Arson, per i compaesani è sempre stato Bepi Gnass, conservando così il segno della provenienza della sua famiglia.

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Da Sagron ad Arson

Ogni tanto mio marito mi propone di fare un giro fino a Sagron; accetto volentieri perché è sempre piacevole conversare con le persone del posto, molto disponibili, alla ricerca delle radici. Nella recente visita fatta a luglio c’era con noi anche nostra figlia, che attualmente vive proprio in Toscana; chissà se il suo è un ritorno alle origini.

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Da Sagron ad Arson
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