In occasione della consegna avvenuta di recente degli ultimi volumi sulla storia santagiustinese curati da Dino Dal Pan, l’Associazione culturale Veses ha potuto incontrare la dirigente scolastica dell’istituto “Rodari” di Santa Giustina, Manuela Muliner Biga, che ci ha raccontato del curioso viaggio che l’ha condotta nel Bellunese.
«Sono nata ad Imperia, nella Riviera dei Fiori, e mi sono diplomata all’istituto magistrale cittadino», racconta. «Col diploma in tasca mi sono trasferita a Torino a frequentare il Dipartimento di Scienze, Matematiche e Fisiche all’Università Statale e mi sono laureata In Scienze dell’Informazione. Raggiunto il baccalaureato, ho scelto di insegnare nel Bellunese».
Abbiamo dunque chiesto cosa l’ha spinta a scegliere questi luoghi. «Il perché inizia ancor prima della mia nascita. Nella seconda metà degli anni 50 mia madre vinse il concorso magistrale a Belluno, assumendo servizio ai Campigotti di Lamon.
A quei tempi, nelle scuole di montagna, nell’edificio veniva ricavata una stanza come abitazione per l’insegnante. Strinse una forte amicizia con una collega di Feltre, assieme alla quale rimase in contatto anche dopo il matrimonio e il rientro in terra ligure.
Quasi scontato il fatto che Teresa Muliner, la sua collega di Feltre – detta “Sisina”- fosse la mia madrina nel giorno del battesimo. A cinque anni venni portata per la prima volta a Feltre e tornai nella cittadella medievale per trascorrere diversi periodi delle mie vacanze scolari, affezionandomi a lei. Nulla di strano quindi che inoltrassi domanda di supplenza nel Bellunese, essendo molto legata a Sisina e quei luoghi.
Feci la mia prima supplenza al “Negrelli” di Feltre e vi restai praticamente fino al 2021, anno in cui ricevetti la nomina a dirigente scolastico. Il rapporto con la Liguria cessò alla morte dei miei genitori quando mi stabilii a Feltre in modo definitivo.
“Sisina”, che non avevo mai smesso di frequentare, viveva da sola si offerse di adottarmi. Io accettai aggiungendo un secondo appellativo al mio cognome. Da allora lo porto con orgoglio e riconoscenza».