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Cura

Dizionario in bottiglia

Cura

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Dove lo trovi il tempo? Come si può riuscire nell’intento di creare una propria banca del tempo per dare attenzione e interessarsi all’altro? E prima ancora a se stessi? Ho trovato da sempre azzeccato il definire il parroco come colui che cura le anime, qualcuno cioè che abbia scelto di dedicare una buona parte della sua giornata, del suo tempo quindi, al prendersi cura della parte più profonda di ciascuno di noi. Come una madre in attesa che con le mani si accarezza la pancia. Come un uccello che cova l’uovo sul nido. Come un agricoltore che innaffia il campo perché germogli il seme.

Credo che la cura nasca proprio da qui. Dal percepire, dall’essere consapevoli che esiste qualcosa di profondo, di nascosto, di intimo, che necessita un’attenzione che vada oltre il cuore, ma si faccia gesto, pensiero, parola, sguardo. E di tempo, per la cura, ne avremmo, eccome. Prenditi cura dei tuoi capelli. Prenditi cura del motore della tua auto. Prenditi cura del pianeta. Di tempo ne avremmo, eccome, perché per tutti questi momenti lo troviamo sempre.

Eppure abbiamo perso di vista, forse ne abbiamo perso anche il contatto, con quel filo che unisce ogni essere vivente agli altri esseri viventi e contemporanei. Abbiamo cura nel preparare una culla e nel predisporre una fossa per la bara, ma nel mezzo vi è una persona, che si nutre quotidianamente di attenzioni e di esistenza. Mi accorgo che esisto nel momento in cui ritrovo quel filo che corre tra le vite altrui, perché vivere vuol dire anche curare e curarsi. Siamo arrivati al punto di non accettare più nemmeno il semplice fatto di ammalarsi. È meglio prevenire, prima che curare.
Ma se prima non trovi il tempo di prenderti cura della tua esistenza, cosa previeni? Il fatto di essere mortale? Cura non è fretta, è attesa. Cura non è ricetta, è ingrediente. Cura non è miracolo, è cambiamento. Gesù guarisce il cieco, non per ridargli semplicemente la vista, ma per fargli vedere ciò che ancora non era riuscito a vedere. Chi si prenderà cura di me quando sarò vecchio? La vita, verrebbe da dire. L’unica nostra cura è vivere. E non importa se ogni mattino dai l’acqua ai fiori o prepari il pranzo per i tuoi figli. È sempre cura. Un tempo credo che questa cosa fosse molto più chiara alle genti. Vi era un senso di fiducia nell’esistenza come cura dell’anima e del corpo. Oggi forse quell’affidarsi si rivolge più a chi scegliamo come medico curante, a chi dice di saperci curare magari con un prodotto specifico o con una terapia, e probabilmente è giusto così. Sembra però di aver addosso un’etichetta, come le bottiglie al negozio di vini, in cui si specifica l’annata, la qualità, la percentuale. Sì, ma il vino dentro, com’è? C’è stato un lavoro per far sì che quella bottiglia fosse piena, ma che tipo di lavoro? Ci si è presi cura fin dall’inizio della vite, e poi del tralcio, e del grappolo, del mosto? Il vino è stato nelle botti il giusto tempo? Non basta prendersi cura dell’etichetta, se poi non ci si è presi cura di ciò che la bottiglia contiene. Mi prendo cura di te, perché sei un essere speciale. Ecco. Quel vino è proprio speciale, ma proprio perché il tempo della cura lo ha accompagnato per tutta la sua vita, dalla nascita della pianta al bicchiere versato.

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