Si alza il sipario di Orsi

simbolo del restauro del Teatro de la Sena

Dietro le porte di Palazzo Borgasio si trova, in questi giorni, un tesoro di inestimabile valore, già divenuto simbolo del restauro del Teatro de la Sena. Si tratta del sipario ottocentesco creato dall’artista, architetto, pittore e scenografo Tranquillo Orsi, famoso per aver collaborato in maniera importante alle decorazioni della Fenice dopo l’incendio del 1836. Per questo, nell’ultimo fine settimana di gennaio, le porte sono state aperte al pubblico per delle visite guidate speciali, coordinate dal Comune di Feltre e gestite dalla restauratrice Rossella Bernasconi. Obiettivo la valorizzazione del materiale che, fino a pochi mesi fa, era conservato nel sottotetto della Sala degli stemmi, da qui spostato con l’aiuto di una gru e ora in attesa di una sistemazione più consona.

Oltre al sipario, nel silenzioso palazzo di via Luzzo, sono conservate 15 di 16 quinte decorate a tempera su tela. Sul retro di esse sono ancora presenti le barre, che servivano per il sistema di movimentazione; qui si infilavano gli stangoni che si inserivano sulle fessure del piano del palcoscenico e terminavano sulle guide dei carrelli sotto il palco stesso. Inoltre si sono conservati due fondali: uno su tela, il cui restauro è seguito da Mariangela Mattia, l’altro su carta. Vi sono poi due scenografie dipinte su legno probabilmente del Settecento e sono stati ritrovati inoltre alcuni dipinti su carta, probabilmente raffiguranti elementi da giardino come statuaria e cespugli. La tecnica, che si utilizzava nel Settecento, prevedeva la decorazione della carta che veniva applicata su tela e quest’ultima, a sua volta, veniva inchiodata a sagome di legno. Lo stato di conservazione purtroppo è molto precario e il lavoro di restauro verrà valutato e gestito in un secondo momento, con l’idea di creare un piccolo museo dedicato a queste opere d’arte.

Al momento, il sipario è stato completamente srotolato al primo piano del palazzo, unica stanza per dimensioni che poteva ospitarlo; stiamo parlando, infatti, di un unico pannello di tessuto di 840 per 660 cm per 34 kg di lino intrecciato, con cuciture perfette per l’epoca e che si sono conservate finora. Quando è stato srotolato la prima volta, il lavoro più grosso è stato quello di spolvero che ha dato la possibilità di capire il grado di deformazione della tela e la possibile elasticità del tessuto. È stato apportato un tensionamento perimetrale, previo umidificazione, per stendere la tela ottocentesca. In molte parti ci sono delle applicazioni in oro, che erano diventate scure e poco riconoscibili dove sono state sistemate, con le pitture a tempera, applicazioni in finto oro e applicazioni di cera per dar una profondità e quindi maggior risalto alla decorazione. Lo stesso procedimento è stato seguito per le decorazioni argentate che sono state riprese con la foglia d’argento. Sono inoltre stati apportati alcuni lavori di sutura di piccoli strappi e rinforzo dei due margini laterali con un copribordo al momento fermato con la tecnica “a caldo” ma che in futuro verrà cucito; inoltre verrà posta una tasca sul retro del telo per permettere il movimento del sipario nel caso in cui venisse riposizionato nel suo luogo d’origine.

Per quanto riguarda la decorazione, una volta aperto, il sipario a tenda lascia vedere una scena allegorica con il dio Apollo che suona la cetra, Pan che suona la siringa, con una contrapposizione tra strumenti a fiato e a corda che vede come giudici la dea Atena e forse Re Mida (lo si ipotizza perché il personaggio veste in modo orientale). Il tutto in un paesaggio con linee prospettiche e fresche, dipinto di getto. Il futuro di tutti questi materiali è in mano al Comune di Feltre che si sta già muovendo per trovare una collocazione più adeguata e rispettosa a questo spaccato della storia di Feltre.

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