Quando le nuvole ispirano

dalla letteratura all'arte pittorica

Alla sera, specialmente d’autunno, si formano sopra il Col Visentin delle nuvole di favolosa bellezza. Di così splendide non se ne vedono neppure sopra i grandi deserti d’Africa, pur rinomatissimi per questo genere di fenomeni. Esse si incastellano in architetture immense risplendendo a lungo dopo che l’ombra è già caduta sulla valle e vi riverberano magici riflessi.

Non sarebbe strano che turisti venissero apposta dall’Australia o dal Brasile per vederle. La loro materia non è quella grossolana delle nuvole oceaniche, bensì fine, densa, quasi carnale. I loro golfi lividi e violacei ripetono, ingigantendole, le fantastiche prospettive delle montagne che si innalzano di sotto tutt’intorno. E in vetta i candidi pinnacoli si torcono lentamente in continua metamorfosi, narrando lunghe epopee, di cavalli, di bandiere, di palazzi, di vescovi, d’elefanti, di baiadere, di dragoni, di amori, di battaglie. Alle volte, per gioco, fingono di essere loro stesse Dolomiti: per qualche minuto stanno immobili, proprio come se fossero di pietra. Selve di immani torri strapiombanti, con pareti di migliaia e migliaia di metri, come al mondo purtroppo non esistono. L’illusione è così perfetta che per qualche istante viene il dubbio siamo scaturite dalla terra, veramente, per miracolo, dei picchi alti come l’Himalaya. E già l’occhio cerca su quei terribili precipizi una possibile via di salita, quando le rupi si piegano da un lato, liquefacendosi grottescamente, in silenziose rovine.

Dino Buzzati, in “La mia Belluno”

IL DIPINTO

“Viandante sul mare di nebbia”, considerato il manifesto della pittura romantica, ritrae un viaggiatore in contemplazione di un paesaggio realmente esistente nella Svizzera sassone: lo Zinkerstein e il Rosenberg. Il quadro, conservato ad Amburgo, fu realizzato nel 1818 dal pittore tedesco Caspar David Friedrich: «Devo essere solo e sapere che sono solo per poter vedere e sentire pienamente la natura. Devo compiere un atto di osmosi con quello che mi circonda, diventare una sola cosa con le mie nuvole e le mie montagne per poter essere quello che sono.»

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