Evviva la libertà

Evviva la libertà

Di ogni poesia
puoi farti una rondine.
L’importante è che
sia piegata ad arte.
Proprio di ogni poesia, sai,
anche se non riuscita.
Poi col pensiero vai e mettici il cielo.

Jürgen Theobaldy

Mi dia due etti di carne fresca, al sangue. Ve le immaginate le rondini che dai portici di Mel o dal campanile di Santa Giustina si fiondano in qualche macelleria, magari con la pretesa di esser servite subito: “Ho lasciato i piccoli da soli!”. E via di nuovo veloci a becco spalancato, comodissimi insetticidi volanti, capaci di mangiarsi alcuni etti di zanzare e altri insetti ogni giorno (4 conti in padella: se una zanzara pesa circa 3 milligrammi… 2 etti diviso 3 mg fa… circa 60.000 zanzare!). Teniamocele buone le rondini, quindi, e magari in futuro si adattassero a starsene appollaiate sulle nostre spalle tipo pappagalli: ci eviterebbero grattature non da poco!

Con simili abilità il curriculum di una rondine per entrare nelle simpatie degli umani non avrebbe bisogno di altro ma di questi tempi un’autocertificazione è comunque d’obbligo, soprattutto se si arriva dall’estero. “Provenienza?” Africa” (Perfetto! Da là il Covid non arriva, questo biscetto è giunto a noi in Business Class). “Motivo della trasferta? Portar Primavera!”

E il lasciapassare è così presto guadagnato (presto si fa per dire, visto le lunghe tratte aeree che questi uccelli compiono durante le loro estenuanti migrazioni tra i due emisferi della Terra). Puntuali ogni anno le rondini riempiono i cieli con aria di festa e musica, simbolo di serenità e di fedeltà… Pazienza se queste frecce acrobatiche riempiono di cacchette bianche terrazzi e marciapiedi: a chi porta vita e allegria tutto è concesso! Evviva la libertà!

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