1917-1918 il laghetto di Vedana

nel diario del Priore B. M. Pennet

Nel 1917-18 il Priore della Certosa di Vedana Bonifacio Maria Pennet tenne un lungo diario, scritto in francese, dal titolo “La Chartreuse de Vedana durant l’invaion austro-allemande”. In esso descrisse con minuzia di particolari, non senza espressioni poetiche, l’interesse degli occupanti verso il laghetto di Vedana.

“Officiali e soldati hanno dato addio al fronte e hanno bisogno di riposarsi e di calmare i nervi da tempo tesi e agitati, hanno bisogno di rifarsi le forze e rilassarsi perché può darsi che in un avvenire non troppo lontano essi debbano ritornare in combattimento ed affrontare le fatiche e i pericoli di una guerra di sterminio. Il sonno viene facilmente in mezzo a questo ambiente di montagna e alle sponde del Cordevole il calore non è soffocante e le notti passano tranquille. I camion non devono viaggiare col buio, gli approvvigionamenti sono così scarsi che girano pochi carri per portare la magra pietanza. Ed ecco una risorsa semplice, facile e vantaggiosa: il piccolo lago che è situato vicino al monastero e che porta il nome della nostra Certosa rallegra il suo volto con le sue acque blu e limpide e, quando è abbastanza caldo, è il posto adatto per fare il bagno. Il Cordevole presenta gli stessi vantaggi ma le acque fredde e veloci che risentono delle alte montagne dell’Austria rimangono gelide e quindi risultano migliori le acque del lago di Vedana.

Gli appassionati sono molti, il luogo è grande e vario e inoltre fare il bagno non costa niente. Gli ufficiali da un lato e i soldati dall’altro si rinfrancano nel laghetto, ma si presenta un inconveniente: nel tempo dell’abbondanza di pioggia il laghetto estende i suoi fianchi allagando il sentiero che lo attornia, ma quando è secco per un periodo si restringe, quindi per entrare nel lago non ci sono problemi ma per uscire sì. Sua Eccellenza il Generale di Divisione dà l’ordine ai soldati di fare un piccolo ponte o costruzione per arrivare comodamente al punto dove il lago è più profondo e si può nuotare comodamente e ritornare poi puliti senza infangarsi. La Provvidenza aveva messo là una grande roccia sporgente: non restava altro che appoggiare un pontile sulle robuste spalle di questa roccia e fare una piccola scalinata”.

Il diario continua con la preoccupazione da parte dei Certosini di un afflusso di tipo turistico per rinfrescarsi e fare il bagno nel laghetto, che era pur sempre parte del complesso monastico.

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