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Cronache dal Giro D’Italia del 1964

Amarcord di una tappa leggendaria

Cronache dal Giro D’Italia del 1964

Amarcord di una tappa leggendaria

Sebbene la tappa Feltre-Croce D’Aune Monte Avena del 1° giugno 2019 sia nota a molti, pochi sono a conoscenza di un altrettanto memorabile tappa che ha coinvolto Pedavena nel 1964. L’epopea dell’ottava frazione del Giro d’Italia di quell’anno, da Lavarone a Pedavena, lunga 183 km e disputata il 23 maggio 1964, rimane impressa nella memoria degli appassionati di ciclismo. Ma cosa la rende così significativa nella storia del Giro d’Italia e del ciclismo?

I quotidiani sportivi usciti il 24 maggio 1964, all’indomani della tappa, titolavano: “Il tradimento delle gomme”, “Una foratura dietro l’altra”, “La tappa della fantasia”, “La calcolatrice per contare le forature…”, “Una vera lotteria”.

Quell’ottava tappa, il cui traguardo era posto davanti alla birreria Pedavena, passò alla storia quasi come fosse stata una battaglia, segnata da un numero spropositato di forature, fino a sei per un singolo corridore. In un articolo della Gazzetta Sportiva si leggeva “Giù dalla Croce d’Aune sembrava inverno. […] La polvere aveva cambiato volto a tutto: agli uomini, alle macchine, ai piccoli squarci di paesaggio in cui appariva e spariva la carovana. I corridori? E chi riusciva più ad individuarli in quella nube biancastra? Ogni tanto qualche fantasma appariva all’orizzonte per sparire in un baleno, inghiottito. L’unico a distinguersi abbastanza nettamente nella lattigine era la maglia rosa. Anquetil scendeva attento, le mani sui freni, lo sguardo puntato in avanti per evitare di cadere e di investire chi era già caduto o che aveva forato. […] Tanto, forare era diventata una spiacevole consuetudine, […]. De Rosso, Taccone, Balmamion, Motta e Carlesi stavano facendo la conta dei tubolari sacrificati alla feroce vallata, con una gran voglia di proseguire a piedi sino al regno della birra.”

L’arrivo a Pedavena fu dunque segnato da scene apocalittiche: “Avviata, su Croce d’Aune, in un autentico percorso di guerra, la corsa ha davvero rischiato il peggio; è uscita martirizzata dalla polvere e dalla ghiaia. Il Giro è arrivato a Pedavena a frammenti, con i corridori – quasi tutti – disperati, sgomenti; alcuni, come Taccone, a ruote completamente sgonfie, con i tiranti spezzati o i pattini consunti, ridotti dunque a frenare coi piedi. Maschere impressionanti insomma, simili in tutto a candidi monumenti di marmo.”

Le critiche non tardarono ad arrivare verso l’organizzazione del Giro d’Italia e il suo patron, Vincenzo Torriani. Sulla Nazione si leggeva: “Forse il traguardo di Pedavena passerà alla storia del Giro d’Italia – se non del ciclismo – come quello per un grande rimprovero a Vicenzo Torriani, e per un coro di ammirazione a Marcello Mugnaini, giovane fiorentino dai garretti d’acciaio che ha tagliato vittorioso il traguardo dell’ottava tappa, con quasi un minuto di vantaggio sui più vicini inseguitori.

È stato un autentico coro di imprecazioni contro l’organizzazione del Giro, reo di aver scelto, con inutile perfidia, per il finale della tappa una strada che potrebbe essere percorsa da carretti di contadini e non da biciclette fornite di esili tubolari di gomma. Così, lungo la salita della Croce d’Aune, ma soprattutto sugli otto chilometri della discesa che portavano al traguardo si è attuata la più impressionante strage di gomme che mai si sia avuta.”

Un estratto simile raccontava: “Un’ecatombe di gomme in una strada da fare spavento ha imposto un ordine di arrivo che soltanto approssimativamente rispecchia i meriti dei concorrenti. Si parla di cinquecento gomme bucate in venti chilometri di… fuori-strada, gli ultimi della tappa e anche se in questa cifra vi fosse un tantino di esagerazione, comprendete benissimo che ci troviamo in ogni caso di fronte ad un nuovo record. Il quale record vi darà un’idea del sentiero inghiaiato come il greto di un fiume che Torriani è venuto a scovare da queste parti e legittimerà tutte le riserve che devono essere formulate sul risultato di Pedavena.”

Marcello Mugnaini, il giovane ciclista toscano, al suo primo anno da professionista, vincitore della tappa con 1’06 di vantaggio su Anquetil, in occasione di una serata organizzata dalla Biblioteca civica di Pedavena nel 2014, ricordò alcuni aneddoti curiosi, come l’ira di Anquetil che, arrivato in ritardo al traguardo, gettò la sua bici nel fiume Colmeda dalla frustrazione.

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31/05/2024

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