L’Afghanistan di Gholam Najafi

venerdì 17 aprile al Centro Civico di Sospirolo

L’Afghanistan di Gholam Najafi

venerdì 17 aprile al Centro Civico di Sospirolo

Venerdì 17 aprile alle 20.45 nella sala “Pellizzari” del Centro civico di Sospirolo, lo scrittore afghano Gholam Najafi, autore di “Il mio Afghanistan” (2016) e “Il tappeto afghano” (2019), edizioni la meridiana, sarà ospite dell’associazione “Amici di Flores da Cunha” in una serata patrocinata dal Comune.

Gholam Najafi è nato in un piccolo villaggio nella regione di Ghazni, in Afghanistan. Ha trascorso l’infanzia lavorando come pastore e contadino e studiando solo durante i tre mesi invernali. Dopo la morte del padre, all’età di dieci anni, durante la guerra dei Talebani, è fuggito verso il Pakistan e l’Iran.

Si è stabilito a Teheran, dove ha lavorato come muratore, frequentando una scuola coranica per qaari qur’an, “recitatore del Corano”.

Ben presto, però, ha capito che quello non era il paese dove avrebbe costruito il suo futuro e, non potendo rientrare in Afghanistan, ha deciso di continuare il suo viaggio verso l’Europa, dove è arrivato aggrappato al vano motore di un camion: era un minore non accompagnato, che scappava da una guerra disperata. Dal 2007 risiede in Italia, a Venezia, dove ha scelto di vivere nel cuore della laguna, a Murano.

Ha conseguito il diploma di scuola media alle centocinquanta ore, il diploma di scuola superiore e infine si è iscritto all’Università Ca’ Foscari, dove si è laureato in lingua, culture e società dell’Asia e dell’Africa mediterranea ed è specialista in lingua economia e istituzioni dell’Asia dell’Africa mediterranea. Si dedica a scrivere articoli, racconti, interviste e poesie sulla situazione afghana.
Nel 2016 Ha pubblicato “Il mio Afghanistan”, da cui il regista Marco Agostinelli ha realizzato il film presentato nel 2017 alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Il suo secondo libro è “Il tappeto afghano”, pubblicato nel 2019. Sedici racconti dedicati alle donne del suo Paese di origine, che scavano nella memoria dei suoi ricordi e restituiscono colori, sapori, emozioni, vita quotidiana di una terra che siamo abituati a conoscere per la sua guerra senza fine e che invece sa essere luogo magico di tradizioni, incontri, sentieri e montagne.

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