Dialoghi al presente

Razzismo

Dialoghi al presente

Razzismo

Il razzismo è come uno specchio: ti guardi, ti vedi spettinato, non ti piaci, ma sei sempre tu.
Il razzismo è qualcosa che fa parte della storia dell’umanità. Esiste da quando esiste l’uomo.

Dato che l’umanità è progredita nei secoli sia nella consapevolezza del proprio sé, sia nella propria intelligenza, oggi, pensare che esista ancora al razzismo impressiona. E preoccupa. E spaventa.
Del razzismo se ne parla solo quando accade qualcosa di violento, vedi gli ultimi episodi registrati in America.
Il razzismo è violenza.
Fa comodo scendere in piazza quando i razzisti sono gli altri.
In Europa il razzismo non è solo presente, ma è violento a volte più di quello che percepiamo e che ci viene raccontato.
Non chiamare razzismo quella che è invece ignoranza e stupidità.
Il razzismo è ignoranza. Il razzismo è stupidità.
Il razzismo a volte è solo una scusante per sorprendersi della cattiveria che l’umanità si porta dietro da sempre.
Razionalmente il razzismo non ha ragione di esistere. Ogni essere umano nasce con una propria dignità inviolabile. Può esistere la diversità, ma non le differenze. Non c’è migliore, non c’è peggiore. C’è l’essere umano.
L’essere umano è un animale e a volte si comporta come tale.
Ci sono esseri umani che hanno più rispetto per un cane che per una persona che loro vedono come diversa. Non è vero che il razzismo è dato dall’ignoranza o dalla superficialità: ci sono persone che sostengono di amare gli animali, e nello stesso tempo esercitano violenza su altre persone, soltanto perché loro hanno deciso che non vanno bene, che sono differenti e quindi peggiori.
Glielo avranno insegnato.
O forse fa parte di quelle idee programmate sul nascere che le donne portino le gonne e cambino i pannolini, che i bambini tanto dove li metti stanno, che gli extracomunitari sian tutti delinquenti.
Abbiamo imparato a non fidarci, perché l’esperienza insegna.
Certo, l’esperienza. Se sperimenti solo il razzismo, per forza alla fine lo sarai. Se sperimenti la fiducia, la consapevolezza di far parte di una comunità mondiale, e non di una singola esistenza, allora forse un po’ più di fiducia l’avrai in quello che una volta veniva chiamato il tuo prossimo.
E chi è il tuo prossimo?
Il tuo prossimo sei tu, perché sei tu che ti devi far prossimo agli altri. Sei tu il primo a poterti avvicinare e non ad allontanare. Il tuo prossimo lo incroci tutti i giorni, anche se è dall’altra parte del mondo.
Amen.
Il razzismo è come uno specchio: dentro ci sei tu, ma non vuoi riconoscerti, pensi ti essere molto meglio da questa parte , rispetto alla parte che lo specchio riflette. E allora per riconoscerti puoi fare due cose.
Quali?
Spostare lo specchio e fidarti degli occhi di chi poi incontrerai. Oppure rompere lo specchio e specchiarti in ogni pezzo, contemporaneamente. Per accorgerti della moltitudine di persone che ti circonda e che ti assomiglia. E allora, mica lo puoi odiare tutto, il mondo.

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