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Cor, l’altura segreta

Un antico castello domina la Piave e racconta secoli di storia

Cor, l’altura segreta

Un antico castello domina la Piave e racconta secoli di storia

Lo avevano già capito i popoli che nell’ultimo paio di millenni si sono stabiliti da queste parti. Dal castello di Cor, splendente tra le vigne tra Castoi e Castion, si vede tutta la destra Piave fino al Feltrino, l’Alpago, la valle ben oltre Longarone e tutti i campanili del Castionese. Non per niente il castello bizantino, sui cui resti stiamo camminando, fu edificato su rovine romane. «Vedi il pozzo? È profondo otto metri ed è costruito con una maestria impressionante, con una differenza di un solo centimetro tra la cima e il fondo. Cor era sulla linea di difesa, tra i castelli che da San Pietro in Tuba, attraverso Castion (sul colle di Sant’Anna, ndr), proseguiva poi verso Sitran. Una linea di osservazione, e difensiva, formidabile». A parlare è il mio cicerone Vittorio Zampieri, attuale capofrazione e abitante di Cor da una trentina d’anni. «Io non sono nato qui, e ho cercato a lungo un posto nei dintorni di Belluno per abitarci. Sai com’è, non si cerca proprio una casa ma un luogo di elezione, qualcosa di indescrivibile e misterioso che ad un certo punto ti parla e ti fa dire: “Ecco, è qui che vorrei stare”. Per me è stato cosi, e guarda che le case erano tutte in rovina quando sono arrivato qui!» Le case di cui parliamo sono una villa padronale secentesca con portici, dipendenza e giardino murato (in corrispondenza del muro perimetrale del vecchio castello) e l’annessa casa colonica.

Villa Miari-Barpo-Zampieri: restauro conservativo

La villa, denominata Miari-Barpo-Zampieri, già inserita nel catalogo dell’Istituto Regionale delle ville venete bellunesi, ha subito un sapiente restauro conservativo particolarmente attento alla storicità di tutte le sue componenti. Sono fabbricati molto antichi: ci raccontano di un contesto rurale sorto intorno alla casa padronale; i legni sono locali (soprattutto è stato utilizzato il tiglio), le malte usate per il restauro sono uguali a quelle antiche e si è cercato di rispettare la storia del luogo. Anche l’azienda agricola trevigiana «Le rughe», proprietaria dei vigneti, ha in corso un bel restauro coerente. Il contesto storico qui è particolarmente presente: il castello, il pozzo, il borgo rurale. «Vedi quella torretta in mezzo ai vigneti? È quella del vecchio roccolo utilizzato per l’uccellagione, che possiamo intuire nonostante i carpini siano stati tagliati».
Quanti siete a Cor?
«Siamo una decina di famiglie, disposte intorno alla collina che sale dalla strada per Castoi. Ci conosciamo tutti e abbiamo ottimi rapporti di vicinato. L’anno scorso tutti insieme abbiamo restaurato le due fontane che salgono al paese, che erano entrambe secche da anni e malconce. Anche se il paese è minuscolo, siamo una piccola comunità affiatata. Abbiamo famiglie giovani che a Cor sono appena arrivate e altre che sono qui da sempre».

Il borgo rurale e la chiesa di San Benedetto

Scendiamo lungo il crinale e arriviamo a un altro agglomerato di case bardato a festa per la nascita di un bimbo. Qui il contesto è decisamente più rurale: il tradizionale cortivo sul quale si affacciano case attaccate e fienili, anche se una bella ristrutturazione ottocentesca nobilita parte della facciata. Accanto, sui fienili, una collezione di attrezzi agricoli. Una signora sorridente ci consegna le chiavi della piccola chiesa. «É dedicata a San Benedetto e ci facciamo la messa per il patrono. Quella che vedi è ottocentesca, ma quella originale del borgo è attestata nelle cronache della parrocchia già dal XII secolo».

Storia e bellezza di Cor

Ci sono cronache antiche («Descrizione di cividal di Belluno e suo territorio» di Giovanni Battista Barpo, stampato a Belluno nel 1640) che riferiscono che Cuore, l’odierna Cor, «è la più amena, e opulenta pieve del bellunese, frequentata da Vescovi, per ristoro alle loro fatiche nei tempi dell’Autunno, regalati da cortesi pievani che la posseggono». Dunque la bellezza del luogo era conosciuta fin dall’antichità: e anche se non sono più tempi di Vescovi in villeggiatura qui si continua a godere, come nei secoli addietro, di una vista straordinaria, di una comunità piccola ma coesa, e di un tessuto urbano che ci racconta da dove veniamo e, a giudicare dai bei restauri che vedo tornandomene a Faverga a piedi, dove gli abitanti di Cor vogliono andare.

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