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Comunità energetiche rinnovabili

Uno dei temi cari alla nuova Amministrazione

Comunità energetiche rinnovabili

Uno dei temi cari alla nuova Amministrazione

Se parliamo di “transizione energetica” cosa vi viene in mente? Si potrebbe pensare a una scena un po’ stereotipata: un paesino baciato dal sole, immerso nel verde. Sui tetti delle case pannelli fotovoltaici, all’orizzonte una pala eolica. La comunità impara come gestire l’energia pulita e come questa viene prodotta in loco. Si produce e si consuma un’energia elettrica che non deriva dal carbone o dal petrolio. Quello sopra descritto è sicuramente un immaginario bucolico, ma non impossibile. “Sì, ma come?” vi chiederete giustamente. Partiamo dall’inizio di questa storia e cerchiamo di riassumerla in poche semplici righe.

Il tema nel programma elettorale
Durante la stesura del programma elettorale dell’attuale amministrazione Vieceli, alle recenti elezioni del Comune di San Gregorio nelle Alpi, al quale lo scivente ha collaborato per questo tema, si è deciso di inserirvi il concetto di “comunità energetica” per due motivi. Il primo legato alla sfida che le piccole comunità montane sono chiamate ad affrontare con l’avanzare della crisi climatica: dobbiamo liberarci dai combustibili fossili per arginare gli effetti di un clima sempre più instabile. La seconda riguarda la necessità di eliminare la dipendenza del fossile “straniero” (sia esso gas o petrolio) e puntare sulle fonti rinnovabili, situazione accelerata dalla guerra in corso e dall’aumento vertiginoso delle bollette.

Il funzionamento delle Comunità
Le Comunità energetiche (o CER, Comunità di energia rinnovabile) ci possono aiutare in questo percorso di transizione e si valorizzano al meglio su scala locale. Come funzionano? In poche parole, una comunità energetica è una “cooperativa” tra privati cittadini, piccole medie imprese e amministrazioni pubbliche che producono e condividono energia pulita. Le comunità energetiche si basano sul concetto di “smart grid” (o rete intelligente) dove i produttori, oltre ad essere consumatori di energia, possono cedere le loro parti di energia prodotta in eccesso. Un caso pratico: quell’energia, che sto producendo dal mio impianto fotovoltaico come utenza residenziale, posso “cederla” durante il giorno ad impianti energivori, come piccole aziende, scuole o uffici.

Ci basterà installare sui nostri tetti un impianto fotovoltaico (con accumulo per chi potrà farlo), un contatore intelligente, in grado di misurare quanta energia stiamo consumando e quanta energia possiamo cedere, ed essere allacciati tutti alla stessa cabina di distribuzione di energia elettrica. L’energia prodotta in eccesso potrà essere venduta successivamente e i ricavati potranno essere usati dalla comunità (ma non ripartiti tra i singoli) in forma di organizzazione senza scopo di lucro.

Questa è una novità importante e che ci deve far drizzare le antenne. In questo momento di incertezza energetica e di inflazione galoppante, qualche soldo da investire nella comunità (per le scuole, l’istruzione, per un sostegno agli anziani, alle persone più deboli, per fare degli esempi) è sempre benvenuto.

La situazione nazionale e locale
Partecipare alle comunità energetiche è facoltativo, non c’è nessun obbligo anche se i vantaggi sono molti. Ne esistono già alcune sia in Europa che in Italia. Il caso di Magliano Alpi, piccolo comune nel cuneese di circa 2.100 abitanti, ha fatto da apripista alle comunità energetiche in Italia ed è partito con un impianto da 20 kW sul tetto dell’edificio comunale.

Anche in provincia di Belluno le cose iniziano a muoversi, con diversi comuni interessati al concetto di comunità energetica per le nostre valli. In Europa infine sono circa 1.200 le CER esistenti, distribuite in 11 paesi. Questo breve articolo ha tralasciato molti aspetti economici, giuridici e legali legati alle comunità energetiche, che saranno oggetto di una serata, prevista a San Gregorio, aperta al pubblico per dialogare con chi le comunità le ha fatte, chi le sta creando e chi gestisce già una cooperativa energetica. Ci faremo spiegare quali sono le criticità attuali, quali i vantaggi e come una cittadinanza attiva può essere parte del cambiamento richiesto; per informazioni sulla data visitare il sito o i social del Comune.

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