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Come si legge un’icona

Come si legge un’icona

Abbiamo anticipato nell’articolo precedente che una icona non si dipinge ma si scrive. Per la sua scrittura si usano segni, simboli e messaggi definiti nelle forme e nelle dimensioni, nelle posture e nei colori delle vesti. Tutto nella composizione ha un preciso significato, che l’iconografo deve conoscere. Per una lettura corretta occorre dunque saper riconoscere e interpretare le simbologie; qui di seguito accenniamo solo alle principali.

IL PANTOCRATORE
L’immagine rappresenta l’Onnipotente, Colui che regge il mondo. Le scritte poste ai lati delle icone riportano i nomi dei protagonisti. In questo caso la dicitura è “Io sono Colui che è”, la risposta di Dio a Mosè dal roveto ardente. Qualora si tratti di divinità o di santi i volti sono sempre circondati da aureola. Nello specifico l’aureola del Pantocratore contiene un nimbo crucifero composto da nove linee, tracciate a gruppi di tre, che rappresentano le nove schiere angeliche. Si leggono poi le lettere greche alfa e omega, prima e ultima dell’alfabeto greco, ad indicare “colui che era, che è e che viene” cioè l’Onnipotente. Osservando i colori, la tunica rossa indica l’umanità di Dio, mentre il blu indica la divinità. La fascia d’oro attesta la regalità. La mano destra è benedicente e la posizione delle dita (quella usata dai vescovi) indica la Trinità, mentre l’altra mano è posata sul testo sacro. La scritta riprende un testo liturgico, e la mestizia del volto rispecchia un passo del Vangelo: “Imparate da me che sono mite ed umile di cuore”. Una molteplicità di messaggi che uno sguardo superficiale non riesce a percepire.

LA VERGINE DI VLADIMIR
La Madre di Dio di Vladimir è anche detta “Madonna della Tenerezza” e costituisce un modello iconografico imitato e ripetuto nelle espressioni dei volti e nelle particolarità dell’abbraccio. Maria non è una madre qualsiasi, ma genitrice del figlio di Dio, strumento per una nuova umanità. La scritta infatti indica il bimbo non come Gesù di Nazaret, ma come Christòs, cioè figlio di Dio. Da lui infatti si irradia la divinità espressa dai raggi dorati. Il manto di Maria è di color porpora, proprio delle imperatrici bizantine, per indicare la regalità (Maria Regina), mentre le stelle ornamentali richiamano la verginità. La ricchezza delle frange richiama i paramenti dei sacerdoti del tempio a significare che Maria, accogliendo la Parola, si è fatta prima chiesa per l’umanità. La lettura dei particolari aiuta a comprendere la complessità del messaggio contenuto nell’immagine.

L’ANNUNCIAZIONE
Le prime icone ci presentano la Vergine e l’Arcangelo in piedi, una di fronte all’altro, in un dialogo espresso dall’incontro degli sguardi e dalla posizione delle mani. Con il tempo la composizione acquista movimento e l’Arcangelo, reso al massimo del suo splendore, corre verso la Vergine con la mano destra alzata nel gesto benedicente. Sulla sinistra regge un’asta simbolo del potere ricevuto da Dio. Maria, seduta su trono regale, è colta nell’atto di filare il velo del Tempio (quello che si strapperà alla morte del figlio), mentre la luce dello spirito Santo scende su di lei. Spesso un edificio alle spalle dell’Angelo simboleggia la chiesa celeste e dietro a Maria la chiesa terrena, mentre il drappo dipinto collega i due edifici personificando la misericordia divina. Frequente nella iconografia bizantina questa seconda rappresentazione è molto diffusa.

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