Nel panorama del teatro civile contemporaneo, lo spettacolo “Come quaglie su un vassoio. La Legge Merlin: storia di donne e di libertà” si inserisce come un’opera di forte impatto storico e sociale. Diretto dalla regista Lara Rossa, il progetto del Gruppo teatrale Las Palabras in collaborazione con la Pro Loco Santagiustinese nasce con un obiettivo chiaro: riportare alla luce una delle battaglie più importanti per i diritti delle donne nella storia della Repubblica italiana, quella guidata da Lina Merlin.
La scelta di debuttare il 25 aprile non è casuale: la celebrazione della Liberazione si intreccia con gli ottant’anni della Repubblica e del diritto di voto alle donne. In questo contesto, lo spettacolo diventa un atto di memoria collettiva e di riflessione civile, in continuità con i precedenti lavori del gruppo: “La casa di Bernarda Alba” (2015, dedicato al tema dei condizionamenti familiari e culturali) e “Il Libertino” (2019, sui condizionamenti linguistici e sociali).
Dieci anni di battaglia: 1948–1958
Al centro della narrazione vi è il decennio che porta all’approvazione della Legge n. 75 del 1958, meglio nota come Legge Merlin, definita da molti come la prima grande legge sociale della Repubblica. Essa pose fine a un sistema che privava migliaia di donne di diritti fondamentali. Le testimonianze storiche raccontano una realtà durissima: oltre 3.000 donne vivevano recluse, sottoposte a ritmi disumani, schedate come prostitute, senza possibilità di costruirsi una vita diversa: non potevano sposarsi, accedere a determinate professioni, né garantire ai propri figli un futuro libero da stigma sociale.
Lina Merlin: una figura rivoluzionaria
Lo spettacolo restituisce la complessità e la grandezza di Lina Merlin, una donna che, già avanti con gli anni, affrontò una battaglia politica e culturale enorme in un’Italia ancora profondamente segnata dal patriarcato e dall’eredità fascista. Amica di Matteotti, antifascista, partigiana e senatrice, Merlin non si limitò a “chiudere le case chiuse”: il suo obiettivo era restituire dignità e diritti a donne invisibili. Fu sua, ad esempio, la battaglia per eliminare diciture infamanti come “figlio di N.N.” dai documenti ufficiali (espressione utilizzata per i nati fuori dal matrimonio non riconosciuti), e contribuì alla concretizzazione del principio di uguaglianza sancito dall’articolo 3 della Costituzione.
Il teatro come strumento politico
Lara Rossa definisce lo spettacolo “politico nel senso più alto del termine”: non propaganda, ma partecipazione, costruzione di coscienza, dialogo con il pubblico. Il testo, scritto dalla stessa regista, intreccia drammaturgia e documenti storici autentici: discorsi parlamentari, lettere dalle case chiuse, testimonianze dirette. Sul palco nove attrici di età e professioni diverse, dai 18 ai 60 anni, compongono un mosaico di esperienze e sensibilità. Accanto a loro, giovani musicisti e tecnici. Lo spettacolo ribadisce che i diritti – soprattutto quelli delle donne – non sono mai dati per scontati, ma conquistati con fatica, determinazione e coraggio. E soprattutto, invita a non dimenticare.