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Coltelli nati per passione

le creazioni di Rafaele Bacchetti

Coltelli nati per passione

le creazioni di Rafaele Bacchetti

L’artigianato è professione, ma anche passione e attività cui dedicare il tempo libero. Se praticato a lungo e con costanza, esso può dare vita a particolarissimi oggetti, che sono, per dettagli funzionali ed estetica, vere opere d’arte. È il caso dei coltelli realizzati dal giovane sospirolese Rafaele Bacchetti, ancora più ammirevoli se si pensa che lui non è artigiano di professione perché per lavoro aiuta papà nella gestione dello storico ristorante di Piz.

Ebbene, quella del giovane ventottenne è un’arte appresa da autodidatta, ma sempre esercitata nel tempo “rubando con l’occhio” nella realtà come in rete. Sin da adolescente, infatti, ha dimostrato il suo interesse per la creatività manuale, realizzando una spada di stampo medievale, lunga 70 cm circa, con l’aiuto di un fabbro vicino di casa. «In seguito ho provato a fare poi altro – racconta Rafaele – e mi sono anche attrezzato per provare a essere un po’ più “professionale”». Il riferimento è allo studio per la realizzazione degli oggetti, alternato, nei momenti di pausa, prima alla scuola (ha frequentato l’istituto agrario, e infatti la passione per la coltivazione è ancora viva in lui), poi al lavoro in famiglia. Così, ha iniziato a guardare dei video in rete, i cosiddetti tutorial, e, allo stesso tempo, a chiedere consigli ad artigiani locali.

Dalle sue mani nascono coltelli di piccole dimensioni. «Si parte a un piattino d’acciaio – ci spiega Rafaele, mostrandolo. – Da questo si taglia la lama, alla quale eseguo poi la molatura». Seguono altre operazioni quali la bisellatura (smussatura degli spigoli taglienti, mediante un taglio inclinato) e la tempratura (rapido raffreddamento di un materiale dopo averlo portato al di sopra della temperatura che induce nello stesso un cambio di fase). Infine, la satinatura o la lucidatura della stessa.

Non basta! Bisogna anche creare il manico, con il legno di corna principalmente. «Prima preparo un un modello “grezzo”, nel quale realizzo il foro dove vanno inseriti la guardia e il codolo». La prima citata è la parte dell’elsa dell’arma deputata alla protezione della mano dell’utilizzatore, il secondo è la parte allungata della lama su cui è montato il manico.

Servono cura e precisione: lo si percepisce sentendo Rafaele spiegare che la forma del manico va data in base alla grandezza della lama e che è necessario che i vari pezzi che compongono il coltello siano perfettamente adiacenti (vi sono, ad esempio, inserti di acciaio inox, corno di cervo, di bufalo chiaro, ottone, strisce di pelle nera, acciaio al carbonio). La parte più bella, forse, è il marchio con le iniziali “R.B.” a siglare che quella è proprio una sua opera.

Grande attenzione viene riservata inoltre al fodero in cuoio, che deve essere tagliato a misura, cucito e colorato, un’opera di manifattura artigiana a protezione di quella che custodisce.

Una produzione a uso strettamente personale quella del giovane Bacchetti, che ammonta esattamente a 74 esemplari custoditi gelosamente. Lui li conosce, uno per uno, tanto è il tempo che ci ha dedicato, in particolare per la fase di lucidatura che – ammette – richiede davvero molta, forse troppa, pazienza.

Il suo è un hobby e tale vuole restare: a dare vita a una produzione per la vendita non ci pensa nemmeno perché verrebbero meno la cura e il tempo prestati al singolo manufatto.
Un coltello può impegnare sino a tre giorni la settimana di lavoro, dipende dalla lavorazione… è una stima per dire, perché Rafaele non conta di certo le tante ore passate insieme a un martello e un’incudine.

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30/06/2024

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