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Città Sospese

le vetrine sfitte diventano arte a cielo aperto

Città Sospese

le vetrine sfitte diventano arte a cielo aperto

Un progetto di riqualificazione urbana che veste di nuovi racconti le vetrine sfitte del centro storico di Belluno. Un percorso d’arte a cielo aperto come strategia di responsabilità sociale. Questo è “Città sospese”, iniziativa firmata Mikoriza che, sostenuta da Cortinabanca, Unifarco e Clivet, fino al 31 gennaio 2026 con una quarantina di opere darà una nuova immagine a 13 punti di passaggio. Grazie alla variegata creatività e alle personalità eterogenee (per poetica e campi d’indagine) di sei artisti (Alessandra Condello, Carlo Andreasi, DEM, Lavinia Fagiuoli, Francesco Comello, Raul Barattin) camminando per il cuore del capoluogo (tra piazza dei Martiri e le vie Loreto, Matteotti, Duomo, Roma, Tasso, Psaro e Col di Lana) si potrà riscoprire di “Essere umani”.

Un progetto che non vuol essere un contenitore chiuso, ma un generatore di stimoli. Un format con cuore e visione, anima e razionalità. «Le vetrine vuote nelle piazze e vie più belle delle nostre città sono come una ferita esposta: parlano a chi ha memoria di vitalità passate e anche a chi, più giovane, quella memoria non l’ha, ma si ritrova comunque a confrontarsi con il vuoto», spiega Ilaria D’Alessio, fondatrice di Mikoriza, piattaforma promotrice dell’iniziativa.

«“Città sospese” è la nostra risposta, il nostro contributo appassionato, seppur temporaneo (frutto degli accordi con i proprietari degli immobili), ad un tema che certo – ne siamo coscienti – non saremo noi a risolvere. Ma è una piccola spora che lasciamo cadere a terra, con l’augurio possa moltiplicarsi e innestare nuovi processi. Questo format», aggiunge D’Alessio, «nasce qui, nella nostra città, ma potrà essere replicato altrove. Abbiamo individuato nelle vetrine sfitte, o locali momentaneamente in disuso, un canale che potesse veicolare un messaggio. Abbiamo scelto l’arte contemporanea indipendente per creare un sussulto, un attimo diverso per chi passa per strada. Un momento sospeso tra un prima che magari non sarà più, e un dopo che ci auguriamo ancora rigoglioso. Di sospensione dalla velocità di contenuti, messaggi, vocali, social. Il progetto è site-specific: ogni opera si adatta alla vetrina che la ospita, piccola o grande, calandosi nello spazio disponibile. La nostra volontà è costruire un percorso d’arte urbana di cui le persone possano beneficiare all’improvviso, in maniera più o meno consapevole».

Spunti, questi, in cui si sono immediatamente riconosciute le aziende sostenitrici, tre nomi di peso nel Bellunese. «Abbiamo colto subito entusiasmo e vicinanza al territorio», sottolinea Giacomo Giacobbi, vicepresidente di Cortinabanca, ricordando come iniziative simili possano «risvegliare gli intelletti» e stimolare una nuova visione delle città. E pure Clivet, attiva nel settore della climatizzazione, ha visto un parallelismo con la propria mission: «Ridare vita a spazi “morti”, riportare benessere e comfort, significa permettere alle persone di essere davvero se stesse», evidenzia la corporate communication manager Moira Stragà. E Unifarco? «Ilaria è venuta a parlarci troppo presto», scherza il presidente Ernesto Riva, «ma non potevamo abbandonare un progetto così bello, coinvolgente, affascinante». Determinante è stato poi il supporto operativo di Confcommercio Belluno Dolomiti, soprattutto nelle fasi di primo contatto e intermediazione con i proprietari degli spazi sfitti messi gratuitamente a disposizione. Infine, il progetto ha ricevuto anche il plauso, per voce dell’assessore Raffaele Addamiano, dell’amministrazione comunale, che ha agevolato il primo contatto con Confcommercio.

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