Cet, piccolo borgo che sorge lungo la strada che porta verso le Valli, è un po’ come quei regali inaspettati che incuriosiscono e lasciano una bella sensazione di scoperta. Il paesino è in effetti minuscolo, con la piazzetta chiusa dalla casa rosso bordeaux, le casette affacciate e il campanile della chiesa che occhieggia dalla vecchia strada che porta, per i coi, verso Cirvoi. C’è però un ampio contado, per usare un efficace termine desueto, che si allarga per le zone circostanti da via Reiù, via Tisson e via Delle Valli punteggiato di case e nuove famiglie che hanno scelto questa zona per il sole, il panorama verso Limana e la prossimità sia verso Castion che verso Visome. Durante la mia passeggiata di questo mese me lo spiega Franco, di antica famiglia cettina.
«Qui oggi abbiamo tutta una serie di nuove famiglie che hanno ristrutturato molte vecchie case con i cortivi. Inoltre, nei dintorni ci sono tante nuove costruzioni: abbiamo ragazzi e bambini che giocano a calcio a Castion, qualche studente alle medie e alle superiori. Il paese è piccolo, ma cerchiamo come possiamo di tenerlo in ordine e curarlo. Sfalciamo i prati, teniamo liberi i sentieri dalle frasche e mettiamo i geranei alle finestre».
In effetti lungo il nostro cammino emergono, del tutto all’improvviso, cortili e “pioi”. Il vecchio è in armonia con il nuovo, testimone di un passato che guarda al futuro. Pregevoli lavori di ristrutturazione accompagnano i segni di un’antica prosperità. «Vedi quel colle verso Castoi? Ci hanno slittato e sciato generazioni di paesani, ma anche amici di Castoi e Faverga, e ci andiamo ancora le volte che viene neve! Del resto, da Cet è l’unico posto del Castionese dove si vedono gli sciatori del Nevegal!».
Alzo gli occhi oltre i tetti e guardo in su: per uno strano effetto ottico, le piste alte sembrano in effetti vicinissime. Cet ha sempre avuto un rapporto stretto con i dintorni: sopra Ceresera c’è il Col de la Pita, e altre località in comune di Limana dove molti paesani possiedono ancora un terreno in montagna. Lungo la strada per Tassei i frazionisti negli anni Ottanta avevano realizzato un campo da calcio per la squadra di calcio del Cet, che fu un importante elemento di coesione.
Arriviamo davanti alla casa rossa, che troneggia in piazza: c’è un ristorante etnico e un’enoteca molto frequentata. É Villa Miari, attestata nelle fonti già nel 500 ed è probabilmente il primo insediamento della nobile famiglia nel Castionese. Le finestre a tutto sesto richiamano al tardo gotico e la loggetta è tipicamente secentesca. «Questo masso qua (indica un sassone murato in una casa lì a fianco, ndr) secondo alcuni studiosi potrebbe essere un cippo di centuriazione romana».
Franco è un cicerone molto documentato, è la prima volta che mi capita nel mio giro per le frazioni di avere cenni storici così dettagliati. «É perché a me piace sapere del luogo dove vivo: oggi c’è solo questa attività commerciale, ma fino a non molti anni fa avevamo due bar, un’officina da tornitore e una falegnameria. Adesso ti faccio vedere la chiesa di Santa Lucia, attestata già nel 1394».
Resto sbalordita: sull’altare c’è un ‘opera straordinaria. É un trittico di Matteo Cesa della fine del 400. «Nel Castionese ce n’ erano due: una a Cirvoi, che adesso è al Museo Fulcis, e questa, che ci teniamo ben stretti: rappresenta Santa Lucia, la nostra patrona, la Vergine con il bambino e San Sebastiano. Per la festa, il 13 dicembre, ci troviamo per due bocconi e quattro ciacole dopo la messa. Facciamo anche l’albero di Natale in piazza. Negli ultimi anni abbiamo partecipato al Carnevale di Castion e a Orti in piazza. La nostra comunità è piccola, ma cerchiamo di tenerla viva, pur con difficoltà che i tempi moderni comportano». Un paese pieno di storia e di storie, dunque, inaspettate perché nascoste, come i suoi “cortivi”.