Antonio, 32 anni di Foggia, dopo anni di sacrifici e di lavori precari, ha vinto il concorso pubblico come biologo all’Ulss di Belluno e si appresta a cambiare residenza, ma non tiene conto della difficoltà a trovare un appartamento in affitto, anche piccolo. Suleima, 41 anni del Sudan, ha scelto di andarsene da una terra sconvolta da un conflitto interminabile. In Italia ha avuto l’opportunità di seguire un corso come operatrice sociale e le è stato subito offerto un lavoro in una Rsa della Valbelluna. Non sa ancora se riuscirà a rimanere nel territorio perché non riesce a trovare un alloggio.
Marco, 30 anni, e Lucia, 27 anni, hanno inseguito a lungo un lavoro sicuro che permettesse loro di pensare a una vita insieme. Finalmente ci sono riusciti, ma a causa della scarsità dell’offerta e di canoni di locazione troppo alti il loro sogno di mettere su casa assieme per il momento è lontano. Per non parlare dei prezzi di acquisto di un immobile decisamente fuori dalla loro portata.
Il territorio bellunese sta vivendo un autentico paradosso: da una parte il calo demografico è ormai conclamato, tanto che ci sono ogni anno circa mille residenti in meno, dall’altra però è fortissima la richiesta di case, ormai diventata vera e propria emergenza abitativa.
I dati nel Bellunese
L’emergenza abitativa nel Bellunese è analoga a quella nazionale: molte sono le case disabitate, il mercato immobiliare è statico e la situazione affitti è disastrosa. Diego Cason, sociologo che si occupa di ricerche sociali, economiche e territoriali, riporta questi dati: a Belluno le abitazioni occupate sono 91.941, il 50,5% del totale. Di queste 74.214 (81%) sono in proprietà, 11.849 sono in locazione e altre 5.878 (6,4%) sono godute con altro titolo giuridico.
Nel 2021 le famiglie censite erano 93.725, perciò, in teoria, ci sarebbero solo 3.881 famiglie che godono dell’abitazione con titolo diverso da quello di proprietari. Le abitazioni occupate in provincia hanno registrato una modesta crescita, dal 2011, pari a 109 abitazioni, poco più dello 0,1%. Non è la crescita delle abitazioni non occupate a inquietare (è un fenomeno diffuso), ma il fatto che, in provincia di Belluno, questa crescita ha portato il numero di quelle non occupate a circa metà delle abitazioni totali.
Come si può affrontare questa emergenza? Secondo Cason l’unica soluzione è un’iniziativa pubblica che permetta di sollevare i proprietari dai rischi e dalle incertezze legate alle locazioni.
«Sarebbe utile – spiega – favorire la cessione temporanea delle abitazioni ad uno o più soggetti che si occupino della loro gestione e locazione annuale o turistica, costituire un consorzio tra proprietari di abitazioni non occupate e altri soggetti interessati alle attività indirette e indotte che il processo produrrebbe, depositare un fondo di garanzia per gli investimenti alimentato con gli accantonamenti di una parte dei canoni di locazione e con una linea di credito dedicata, definire una polizza assicurativa a protezione dei proprietari e dei gestori per i danni prodotti e subiti, definire un regolamento di gestione nel quale stabilire la divisione dei costi, dei ricavi, delle rendite e dei profitti che spettano ai proprietari degli immobili e al gestore.
Tutti problemi di difficile soluzione ma, se essa fosse individuata e applicata, permetterebbe alle comunità bellunesi di recuperare un patrimonio immobiliare già esistente ma inutilizzato, di porre rimedio alla carenza di abitazioni in locazione, di distribuire le presenze turistiche su un territorio più vasto, di migliorare gradualmente la qualità degli edifici e l’attrattività di molti luoghi».
Il progetto di Borgo Valbelluna
Esperienze positive di comuni della nostra provincia dimostrano, comunque, che soluzioni concrete sono possibili. Anche a Borgo Valbelluna, come in altre zone del Bellunese, si registra una significativa mancanza di case in affitto a canone ordinario, dovuta principalmente al fatto che molti proprietari preferiscono gli affitti brevi (turistici) o lasciano le case vuote, creando un mercato poco dinamico e una forte richiesta per appartamenti piccoli, difficili da trovare. Il database del Comune indica che su tutti gli immobili accatastati ne risultano sfitti, per qualsiasi ragione, circa 2.200 su 10.500.
Qui l’amministrazione comunale ha avviato un progetto denominato Cerco casa disperatamente rivolto a giovani famiglie, a operatori della Valbelluna Servizi, a lavoratori e giovani che vorrebbero trasferirsi nel comune. In alcuni periodi dell’anno viene pubblicata una manifestazione di interesse rivolta a proprietari di immobili che sarebbero interessati ad affittare, ma non si fidano o devono eseguire piccole manutenzioni. I proprietari accedono a un contributo rilasciato dal Comune per le manutenzioni e si impegnano, entro un anno, ad affittare con canone concordato l’abitazione di appartenenza. Inoltre, l’amministrazione aiuta a valutare con i proprietari le garanzie per tutelare la proprietà e il pagamento del canone. Finora tre proprietari hanno contattato il Comune e un’abitazione è già locata. Le informazioni e i moduli di richiesta si possono trovare nel sito del Comune.
Chiara Cesa, assessora con delega anche alle Politiche abitative, spiega: «Alcune azioni che abbiamo intrapreso stanno dando i loro frutti: nel 2024 abbiamo avuto un incremento di popolazione di 93 unità, nel 2025, fino a settembre, di 55.
Oltre al progetto rivolto a proprietari di alloggi sfitti, grazie al Pnrr stiamo ristrutturando due scuole chiuse per realizzare sei appartamenti che entreranno in edilizia residenziale con graduatoria e saranno destinati a giovani coppie o a dipendenti pubblici provenienti da altre zone.
Nel nostro comune sono presenti quattro alloggi con affitti calmierati per emergenze gravi legate a situazioni familiari o a problemi di salute; questi casi sono seguiti dai servizi sociali. Infine, portiamo avanti il progetto Migranti riservato a ragazzi che escono dal circuito di accoglienza statale. Si tratta di due abitazioni a Trichiana il cui canone d’affitto, al fine di semplificare la parte burocratica, è gestito dal Comune. In questo periodo stiamo intavolando inoltre una discussione con l’Ater per il recupero di alloggi che, dopo la ristrutturazione, potranno essere disponibili.
Tutto ciò dovrà necessariamente essere affiancato a un sistema di servizi sociali come scuole, asili, trasporti pubblici, spazi culturali, piccoli negozi, che contribuiscono a creare comunità. In altre regioni esistono politiche che promuovono l’incontro tra domanda e offerta e che danno risposte ai bisogni delle comunità realizzando progetti, come le cooperative di comunità, che riescono a mantenere vivi e attivi i luoghi, è quello che vorremmo fare».