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Case contadine in pietra

nelle campagne della Valbelluna

Case contadine in pietra

nelle campagne della Valbelluna

Le case contadine in pietra – isolate nella campagna o raggruppate a formare cortivi e piccoli nuclei – rappresentano i segni residuali dell’antico tessuto insediativo rurale. Nelle loro architetture semplici, funzionali, spontanee, la scabrosità della pietra è riscaldata dalle scale esterne e dai ballatoi (piol) in legno. Per molti secoli le dimore rurali e i rustici sono stati costruiti seguendo regole e tecniche tramandate da generazione in generazione, ispirate ai criteri di sicurezza (scelta del luogo), essenzialità, economicità (scelta dei materiali) e funzionalità che nel tempo si sono sedimentate a formare l’identità e lo spirito di questi luoghi (“genius loci”).

Se non mancano buoni esempi di recupero e ri-valorizzazione di vecchie case in pietra, una parte importante di questa “memoria storico-etnografica” (soprattutto case e rustici sparsi, isolati) sembra avviata verso un destino forse irreversibile di abbandono. E anche quell’arte povera di lavorare e assemblare le pietre e di utilizzare in modo creativo le risorse naturali, quella “intelligenza pratica” e quel “saper fare” (oggi si direbbe il “know how”) dei nostri nonni murador, scalpellini, taja piere, appare irrimediabilmente perduti.

LE PIETRE DA COSTRUZIONE
Gli ambienti della Valbelluna hanno messo a disposizione delle comunità rurali del passato una buona varietà di pietre naturali da costruzione: arenarie e calcari ricavati dalle formazioni del substrato strutturale locale e un variegato repertorio di blocchi e ciottoli morenici e fluviali (calcari, dolomie, porfidi, andesiti, pietre verdi, gneis, ecc.) recuperati dai depositi glaciali e alluvionali, diffusamente presenti nella conca bellunese.

Dalla formazione del Flysch – costituita da alternanze ritmiche, decimetriche, di rocce tenere marnoso-argillose (colore grigio) e di strati di arenaria (colore di ossidazione nocciola-ocra) – provengono i conci e le lastre sottili (laste) di arenaria utilizzati per le murature e le coperture di numerose case e rustici presenti soprattutto nella fascia collinare della Sinistra Piave (Limana, Trichiana, Carve, Zottier, Pellegai, …), ma anche negli ambienti collinari della Destra Piave (Bolzano bellunese, Tisoi, Sois, Salce, collina di Villiago, campagne ondulate di Cesio, Vellai, …).

Per la sua diffusione e per la facile lavorabilità, la pietra arenaria, con i suoi caldi colori ocra, spesso abbinata a ciottoli morenici, è stata sicuramente la pietra più utilizzata nelle costruzioni della conca bellunese, non solo case contadine e rustici, ma anche ville, pertinenze rustiche di ville, chiesette, campanili, muretti a secco.

Le pietre calcaree ricavate dalla Scaglia rossa (calcari argillosi sottilmente stratificati di colore rosso mattone e rosato) e soprattutto dalla formazione del Biancone (calcari selciferi in strati decimetrici, con intercalazioni di qualche banco calcarenitico) si ritrovano frequentemente nelle case e nei rustici della fascia submontana (Lentiai, Stabie, Canai, Villa di Villa, Valmaor, Case Bortot, Val Scura, Valle di S. Agabito, Val Canzoi, …) e nelle dimore stagionali di montagna (maiolere, casere, malghe).

In molti casi la monocromaticità delle pietre locali del substrato è spesso vivacizzata dai colori dei ciottoli morenici e fluvioglaciali (colori scuri > andesiti, rosso-violaceo > porfidi, verdi > pietre verdi vulcaniche, bianchi > dolomie e calcari, screziati e laminati > gneiss, micascisti, …)

Il Castello di Zumelle, roccaforte longobarda nell’alto medioevo – distrutto nel 1196, ricostruito nella forma attuale nel Trecento – offre un bell’esempio di muratura eterogenea, realizzata con pietre rosse del substrato locale (Scaglia rossa) abbinate a grossi ciottoli morenici policromi.

In funzione dello spessore degli strati, le pietre (grezze o semilavorate/squadrate) trovavano vari impieghi:

  • gli strati sottili lastriformi (2 – 5 cm) di arenaria e di calcare trovavano impiego per pavimentazioni (interne ed esterne), coperture in laste (larin, rustici, ricoveri), davanzali;
  • dagli strati di spessore medio (5 – 20 cm) si ricavavano conci, blocchi e lastroni per utilizzi vari: murature portanti di case e casere, rinforzo strutturale di angolature, architravi di porte e finestre, scale in pietra, fontane, lavatoi.

Le pietre utilizzate per le strutture murarie provenivano da piccole cave avventizie situate nei siti di affioramento delle rocce del substrato e/o da cumuli di sassi (masiere) ammassati ai margini dei terreni agricoli, derivanti dallo spietramento dei coltivi. Ma il luogo di approvvigionamento previlegiato era rappresentato dai greti dei torrenti e dalle grave del Piave, autentici megastore della pietra da costruzione, dove la materia prima (frammenti rocciosi provenienti dall’erosione del substrato, mescolati a blocchi e ciottoli eterogenei di origine glaciale e rimobilizzati dai corsi d’acqua) era lì a portata di mano, generosa nei tipi e nelle dimensioni, subito disponibile per il “take away”.

LA STRUTTURA DELLA CASA CONTADINA
Le case contadine, espressione nel paesaggio della funzione agricola, sono state costruite utilizzando sostanzialmente due “materie prime”, facilmente reperibili negli ambienti della Valbelluna: la pietra e il legno.

Le strutture portanti in elevazione verticale (murature) delle abitazioni e dei rustici (stalla-fienile) venivano realizzate in pietra (mur a sass), utilizzando conci e lastre di arenarie e calcareniti (Flysch), di calcari argillosi rossastri (Scaglia rossa), di calcari selciferi biancastri con noduli di selce nera (Biancone), spesso abbinati a blocchi e grossi ciottoli morenici e fluviali (calcari, dolomie, andesiti, porfidi, pietre verdi, …), sistemati con cura e sapienza dalle mani esperte e dalla “intelligenza pratica” dei murador (forma nobile di intelligenza, oggi poco valorizzata dai percorsi scolastici) e legati/stabilizzati con malta di calce. Per le strutture portanti orizzontali (solai) e per l’intelaiatura strutturale del tetto (cuèrt) si utilizzavano travi, travetti (murai), tavole, assi e assicelle in legno. Anche per il manto di copertura si utilizzavano scandole di legno o lastre sottili di arenaria o calcare (laste), solo in tempi più recenti sostituite dai coppi (cop).

Le strutture di connessione verticali (scale esterne) e orizzontali (ballatoi “piol”, spesso assenti nelle case contadine della Sinistra Piave) erano costruite in legno; solo i primi gradini della scala erano in pietra, meno sensibile all’umidità.

Pietre e sassi venivano infine utilizzati anche per il pavimento della cucina (grandi lastre di pietra), per il pavimento della stalla (acciottolato, “codolà”) e per il marciapiede (anch’esso in codolà).

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