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Carezza alla memoria

il secondo libro di Viviana Vazza ricorda la tragedia del Vajont

Carezza alla memoria

il secondo libro di Viviana Vazza ricorda la tragedia del Vajont

Immergersi nella lettura del libro di Viviana Vazza, edito di recente da DBS, conduce a un’esperienza di grande impatto, che riporta all’ingenuo, primitivo senso di bellezza e di amore che provano i bambini attraverso sapori, sensazioni e suoni. Nelle sue pagine, in maniera fluida ed appassionante, l’autrice esprime emozioni viscerali fortissime, in parte attenuate dal filtro del tempo e dalle virtù terapeutiche della scrittura. Lo scricchiolio dei gradini di legno, il profumo della boccetta di essenza chiusa nel comò, la cera dei pavimenti col suo odore pungente, il latte tiepido di primo mattino, il freddo della notte di Natale, l’aroma del Vov fatto dalla mamma e il rombare incessante degli elicotteri… emozioni che rimandano a una giovinezza serena e protetta dagli affetti più cari, interrotta improvvisamente con la tragedia del Vajont.
«Mi avevano lasciata sola, non mi avevano portato via con loro»: bastano queste poche parole per almeno intuire – perché capire sarebbe impossibile – il dramma di una sedicenne che perse i genitori, i nonni, la sorellina, i parenti, gli amici, la casa…

A distanza di tanti anni l’autrice torna a rimettere ai piedi “Le scarpette di vernice nera”, titolo del suo precedente libro, per camminare di nuovo verso la sua terra perduta, Longarone… Rivalta… intrecciando la storia antica di quei luoghi con la sua. Quasi un tentativo di affondare ancor più le sue radici in quella terra, ben più profonde della marea di fango che si portò via anche il suo caro diario, testimone perduto di un’anima aperta al mondo.

Viviana di fronte all’impossibilità di voltar pagina è rimasta legatissima al suo passato riuscendo però ad intraprendere un percorso di rinascita alla vita, formando una famiglia, con figli e nipoti. Nella sua bella casetta di Sospirolo, la romantica Villa Fiocco a Susin, dove abita da quasi vent’anni dopo aver vissuto in Olanda, racconta con parole struggenti la sua storia: «Tempo indietro facevo fatica a ricordare il mio passato, non esisteva più nulla del mio mondo, finché ho scavalcato quell’onda e sono salita a ritroso dall’altra parte». Ed ecco comparire Longarone come descritto dallo storico Fiorin “Il paese ha tutta l’aria di persona ben educata: vecchi pulitissimi alberghi, dalla cucina sana e gradevole, accolgono il forestiero con urbana gentilezza…”, e con esso il negozio di Fagherazzi con le sue caramelle, il povero Meno, gli attori della compagnia stabile del teatro, le lavandaie di Codissago…

Così il Vajont diventa una “carezza alla memoria” per i sopravvissuti, per chi ama Longarone e la sua storia e per chiunque cerchi speranza scavando tra le difficoltà della vita. La testimonianza di Viviana diventa per tutti un invito: “Su, ce la fai!”.

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31/05/2024

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