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Capitello di Sant’Anna ad Asolo

la mirabile opera di Marco da Mel

Capitello di Sant’Anna ad Asolo

la mirabile opera di Marco da Mel

È sempre un piacere nella storia dell’arte visitare luoghi, leggere testimonianze, talvolta per vari motivi frettolosamente, ma anche in certe occasioni ritrovare per una particolare combinazione di atmosfere, luci, stati d’animo i tempi per un’osservazione più attenta. Come nel caso in cui, entrando da nord nella cittadina di Asolo, poco prima della storica porta sulle mura medievali di Colmarion ai Frari, dopo aver sostato sotto gli ormai tenui resti degli stemmi dei Conti di Cesana (Lentiai) dipinti sulla facciata dell’antica dimora della garbatissima Bruna, l’ultima costruzione fuori delle mura, si colse il momento per sostare con attenzione al capitello di Sant’Anna.

Uno straordinario raggio di luce, infatti, in quel tiepido solstizio d’inverno, attraverso la finestrella delle guardie sull’antica porta, poco prima di mezzogiorno illuminava perfettamente gli affreschi dell’edicola sacra. Il notevole degrado delle pitture per l’intonaco gravemente ammalorato lasciava però il posto all’osservazione attenta della parte più antica, l’intera lunetta ma la più ben conservata.
Nella parte più alta del volto architettonico un’immagine di Cristo in Croce, un San Gerolamo penitente e una magnifica rupe rossa alle spalle chiude la scena con una continuazione a tramontana in cui, su una verde collinetta, un pastore, placide pecore ed un suonatore viandante di cornamusa ammorbidiscono la tragicità del momento. Infatti San Girolamo con laceri abiti monacali si percuote il petto vigorosamente in segno di penitenza con un ciottolo rotondo, la tipica pietra del conglomerato della Cittadina, e il suo cappello cardinalizio giace a terra. Un grande segno di umiltà ma anche di sfida contro il Vaticano, mentre un mansueto leone, pervaso anch’esso dalla rappresentazione, è adagiato intimidito sul prato (simbolo di un’ignava Serenissima?). Si noti che qui mancano le enfatiche rappresentazioni dei ricchi paludamenti del Santo con mantello e cappello cardinalizio, tipiche della rappresentazione nella cattedrale di Asolo del 1480 di Lazzaro Sebastiani, ma anche di quella nella chiesetta di Castelcies dipinta da Marco da Mel (1496-1583) fra le colline asolane sulla via verso Feltre. E proprio a quest’ultimo grande artista rinascimentale del Bellunese sono riferibili le immagini ricche di suggestione.

A quel tempo nel vicino Monte dei Frati era localizzato un convento francescano con un sentiero iniziatico – di cui ancor oggi si conservano una serie di capitelli e bassorilievi della Passione – e di devozione, concepito dal teologo e patrizio veneziano Francesco Zorzi (1466-1540), uno dei principali protagonisti della vita del convento. Si ricorda che sin dal 1420 la cittadina di Mel era governata per ordine della Serenissima dai benevoli Conti Zorzi, sino all’arrivo delle truppe francesi con Napoleone. In quei tempi il religioso, teologo e filosofo Francesco Zorzi era noto per i sui studi e pubblicazioni fra cui la monumentale “De Armonia Mundi totius Cantica” (del 1525).

Venne nominato consulente internazionale del re d’Inghilterra Enrico VIII a sostenerne la difesa contro la scomunica ricevuta dal Vaticano per il ripudio della legittima moglie Caterina D’Aragona. Il re, infatti, sposava in nozze segrete Anna Bolena, madre in seguito della futura Regina Elisabetta I, provocando le ire di Papa Clemente VII. L’intercessione del celebre prelato non riuscì a far cambiar la decisione, tanto da portare il 3 novembre del 1534 alla decisione di Enrico VIII di staccarsi dalla chiesa di Roma e autonominarsi capo supremo della Chiesa d’Inghilterra. In Colmarion quindi nell’anno precedente, il 1533, l’importante gesto di intercessione viene mirabilmente rappresentato dall’artista Marco da Mel, che colloca a fianco del Cristo la figura di un Francescano emblematicamente grande come la Croce, mentre tutto il resto mostra la tipica tavolozza cromatica: il verde soffuso delle colline, la rupe rossa tipica della sua terra, il castello di Zumelle, i cromatismi della nuvolaglia fra i chiarori del cielo. Tutto questo porta anche ad interessanti considerazioni di quel florido contado di Cesana che, come Mel, a controllo del traffico delle zattere sulla Piave, aveva contatti diretti con Treviso e la viabilità attraverso le colline asolane.

Le spoglie di Marco da Mel riposano nella storica chiesa di Ognissanti in Feltre, ove l’artista ebbe nel Rinascimento grandi committenze dalla nobiltà locale nei principali palazzi cittadini; e la sua arte ancor oggi comunica ai cuori grandi emozioni.

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