Anche se siete di quelli “non tecnologici”, stavolta vale la pena di attrezzarvi: cercate qualche nipote, amico, vicino di casa che vi faccia vedere sulla pagina Facebook de “Il Veses” il campanot di Castion, girato lo scorso 23 giugno. Un piccolo video che tramanda la maestria, la tradizione e il sorriso dei musicisti che dal campanile salutano la settimana del patrono suonando le campane.
Il campanot di Castion: una tradizione che si rinnova
Intanto va detto che a Castion la parola per raccontare il carillon di campane che accompagna le feste paesane è “campanot” con la lettera “t”. E che a Castion la cella campanaria, inaugurata “con la banda, fuochi artificiali e tante allegrie” (A. Maresio Bazzolle, Annuali di Belluno, 1884 – 1894) è tanto ampia da contenere tre campane e tre/quattro musicisti che si alternano nella settimana prima del patrono San Giovanni il 24 giugno a suonare tutte le sere alle sette.
Musica e meraviglia dalla cima del campanile
Quando spunto dalla botola che mi porta in cima, Christian mi accoglie con un sorriso e mi porge le cuffie che lui, Giovanni e Gianni già indossano. É quasi l’ora: tra un po’ l’orologio automatico suonerà le sette e poi via di campanot. Dietro le reti di protezione la Pieve Castionese appare in tutta la sua meraviglia. Stradine e villaggi riconoscibili dai piccoli campanili che puntellano una grande campagna verde: all’orizzonte la città di Belluno, il Nevegal, i monti dell’Alpago e quelli lontani del Feltrino. Un tramonto dorato illumina i musicisti, pronti per la melodia.
Le campane di Castion: storia e tecnica
Le campane di Castion, in bronzo, sono tre. Fuse dalla ditta bassanese Colbacchini con il bronzo dei cannoni, vengono collocate sul campanile e benedette dal Vescovo Cattarossi il 25 giugno 1922. Si suonano con i battagli tirati con le corde. Giovanni Fant, figlio di Aristide, storico sacrista di Castion, è il musicista solista: i due ragazzi, che poi quando arriva Simone diventano tre, si danno il cambio accanto a lui. Giovanni mi dice che esistono delle melodie scritte per le campane, che quelle che hanno scelto loro sono per tre note (tanto quante sono le campane) e che tutti loro sono musicisti: suonano clarinetto, trombone, chitarra e sax; anche le campane richiedono orecchio e senso del ritmo. Arrivano da Cet, Madeago, San Cipriano, Belluno città. I cantoni castionesi in cima al campanile.
Il concerto delle campane: un rito che unisce la comunità
Comincia il concerto, ed è una magia. I musicisti, appollaiati sulle stanghe, cominciano a tirare le funi: le campane rispondono con la loro voce profonda, di tonalità diverse e il ritmo, l’incalzare della melodia, la velocità costruiscono questo racconto in musica a quattro mani. Durante il concerto ridono, come sempre si ride quando si sta bene insieme, si ascoltano, si fanno cenni e si lanciano occhiate. Da tutta la Pieve, intanto, si alza lo sguardo al campanile, simbolo di una comunità viva e compatta, mentre si ascolta il campanot. Si ascolta la festa che viene, la tradizione mantenuta, la fede semplice delle cose belle, il servizio di chi si prende la briga di salire lassù e di suonare per tutti. In fondo alla piazza, giù vicino al campo sportivo, si vedono i teli rossi e bianchi delle giostre e il capannone della sagra dove per una settimana all’anno una comunità intera vive e lavora insieme. Avvolta tutta dalla musica del campanot.