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Cambio, Cambio! Cambio Dolares!

euforia e disillusione di un viaggio in Argentina

Cambio, Cambio! Cambio Dolares!

euforia e disillusione di un viaggio in Argentina

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ambio, cambio! Cambio dollares, euros! Cambio? È la “sinfonia” che senti se passeggi in Avenida La Florida nella centralissima pedonale di Buenos Aires. Ogni venti-trenta metri una persona, donna o uomo di ogni età, richiama l’attenzione dei turisti per cambiar dollari americani o euro in pesos argentini. Questi nuovi “strilloni” di strada del terzo millennio, hanno il compito di portare gli stranieri all’interno dei palazzi dove si esercita il cambio a nero del pesos argentino.  Ritorno in Argentina dopo 25 anni e ritrovo un paese molto provato dalla crisi economica e dalla conseguente inflazione, la povertà mi dicono è al 50 per cento della popolazione, nelle grandi città si è inserito la mafia dei narcos traficos. Prima del crack del 2001, il pesos argentino era scambiato uno a uno contro dollaro, cambio stabilito per legge (non per fattori economici). Erano i tempi di Carlos Menem e di Eduardo Alberto Duhalde Maldonado. Poi tutto crollò e i famosi “Tango Bond” valevano come la carta da giornale. A inizio maggio ho scambiato un euro per 510 pesos argentini. Una settimana prima ne valeva 420! 

IL PESO BLU O DOLLARO BLU

Come altri paesi, l’Argentina, a seguito della crisi finanziaria del 2001 (corralito) e delle successive difficoltà macroeconomiche, ha annullato la convertibilità del pesos argentino e limitato il cambio e le transazioni in dollari, favorendo un mercato di convertibilità illegale o parallelo, che ha innescato l’inflazione e di fatto ha svalutato il peso. Il nome di peso blu deriva dall’inglese blue che è anche legato al mercato nero. L’inflazione  ufficiale è bassa e controllata poiché il cambio è fisso in quanto la convertibilità è vietata e ci sono restrizioni valutarie, sia all’interno che all’esterno del paese. Il rovescio della medaglia mostra dati, non ufficiali ma reali, di un’inflazione vertiginosa e incontrollata. Questo è prodotto dalla comparsa di un’altra valuta con una forte domanda, che la fa salire alle stelle. Ciò provoca la svalutazione del suo opposto e l’acquisto di prodotti e servizi è sempre più costoso, poiché è direttamente proporzionale alla difficoltà di accesso al denaro.

PAESE RICCO PIENO DI POVERI

L’Argentina è la terza economia dell’America Latina. Sebbene benefici di una ricchezza di risorse naturali, di una base industriale diversificata e di una forza lavoro altamente qualificata, le politiche stataliste e interventiste espongono l’economia a persistenti cicli di espansione e contrazione.

Il Paese ha abbondanti risorse naturali in energia e in agricoltura, terreni straordinariamente fertili, importanti riserve di gas e litio, e un enorme potenziale in energie rinnovabili. L’Argentina è, inoltre, leader nella produzione alimentare, con industrie su larga scala nei settori dell’agricoltura e dell’allevamento.  Ha inoltre grandi opportunità nei settori del manifatturiero e dei servizi innovativi ad alta tecnologia. 

Ma la povertà batte alle porte di metà della popolazione. Misurata per fasce di età, la povertà raggiunge il 50,9% dei bambini e ragazzi tra 0 e 14 anni, il 43,3% dei giovani tra i 15 e i 29 anni, il 32% degli adulti tra i 60 e i 64 anni e, infine, il 12,1% degli anziani over 65 nonostante stia aumentando il numero dei percettori delle varie forme di sussidio garantite dallo Stato.

Erano 32 anni che l’Argentina, pur abituata a vivere in una crisi economica costante, non vedeva di nuovo le tre cifre nel tasso di inflazione, che ha raggiunto oggi il 102,5% e che, seppur molto basso rispetto all’iperinflazione dei primi anni 90, risulta difficilmente sostenibile per l’economia. Il tasso di crescita dell’economia argentina si stima possa raggiungere il 2,3% nel 2023. 

CAMPIONI DEL MONDO

Nel dicembre scorso l’Argentina si è laureata campione del mondo di calcio battendo ai rigori una indomita Francia. Milioni di persone si sono riversate nelle piazze e vie principali per celebrare gli “Albiceleste” e il loro “Re” Lionel Messi con feste durate più giorni. Un risultato che ha inorgoglito tutti gli argentini e che ha iniettato un briciolo di fiducia e di entusiasmo nella popolazione. Ovunque giganteggiano le immagini di questo trionfo. Nei grattacieli delle città sono stati realizzati murales con l’immagine di Messi vincente; nel quartiere “Boca” di Buenos Aires “l’Angelo Maradona” vola più in alto delle insegne di Papa Francisco. 

Ci si chiede perché negli ultimi 50 anni abbia vinto tre campionati del mondo e due finali perse (la prima fu nel 1930 contro l’Uruguay) più di tutte le altre rivali storiche (due Italia, Germania, Brasile). Il movimento calcistico in Argentina è impressionante, produce campioni su campioni, basti contare quanti giocatori  giocano nei campionati europei; ma il tutto parte dalle migliaia di “canteras” sparse in tutto il paese dove i bambini giocano ancora in strada dall’alba al tramonto, fedelmente indossando una “camiseta albiceleste o del Boca”. 

UN PAESE DI COLORI  E TANGO

L’Argentina ha un fascino incredibile: dalle bellezze naturali (sulle quali spiccano la cordigliera delle Ande in Patagonia, i ghiacciai dell’Antardite, i deserti del nord, l’immensità dei suoi fiumi, su tutti il Paranà), alla bellezza delle città, su tutte Buenos Aires.   Dios está en todos lados, pero atiende en Buenos Aires. Questo è un detto popolare che ha una sua fondatezza nella bellezza della città dove l’architettura degli eleganti palazzi fine Ottocento si mescolano a palazzi moderni dalle vetrate scintillanti, lungo viali alberati che raffrescano il cammino. L’identità di Buenos Aires è il frutto di più identità che si sono incastrate alla perfezione per dare vita, nei secoli, a una città unica al mondo: il suo passato ha inconsapevolmente posto le basi per quella che sarebbe diventata una capitale cosmopolita. Una piacevole mescolanza che si percepisce anche sul piano architettonico, con tendenze e stili arrivati in Argentina da ogni parte del mondo. 

Le strade calles, avenidas, boulevard sono le “vene” della città, sempre in movimento di traffico e di persone. Se le percorri a piedi, puoi vivere la vera atmosfera della città “porteña”, solo così puoi immergerti nella folla, sentire gli odori, apprezzare i colori. L’escursione deve avere come meta il “barrio” San Telmo e Plaza Dorrego per gustare il vero tango, quello ballato in strada o al bario del “Caminito” dove il tango nacque alla fine dell’800.

CITTA’ DEL TANGO

Passionale, intenso e ricco di sentimenti. Dichiarato patrimonio culturale immateriale dall’Unesco, il tango è il simbolo più rappresentativo di Buenos Aires. La sua storia inizia ai primi del 900; quella che nasce è una musica triste, malinconica, nata dagli immigranti costretti a lasciare le proprie case, dall’incontro della cultura popolare europea con quella locale, caratterizzata da un’etnia di origine africana con i suoi ritmi musicali. Tra la fine dell’800 e i primi anni 20 del ‘900 sono circa 2 milioni i soli italiani che migrarono verso l’Argentina, dove trovarono una cultura già affermata nella quale si integrarono, ma dalla quale furono anche relegati assieme agli altri emigranti, agli schiavi neri liberati e ai gauchos delle Pampas trasferiti in città anche loro in cerca di fortuna. Ognuno portava con sé le proprie poche cose, tra cui le proprie tradizioni, i propri canti e i propri balli, mischiati alla disperazione e alla malinconia. Insieme si trovarono nei conventillos (grandi case con cortili), ubicate negli Orilla, i quartieri creati per gli immigrati, ed è qui che si mischiarono le loro storie, i loro ritmi e le loro lingue.  Qui nel quartiere “Boca” nel barrio del “Caminito”, dove le case sono colorate con gli “avanzi” dei colori usati per le barche, arrivarono a fine ‘800 i “genovesi” che, ammalati di “melanconia”, si buttavano tra le braccia dei postriboli, contribuendo alla nascita del tango argentino. 

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