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Caleipo: dove saltano i canguri

Passeggiando per il paese

Caleipo: dove saltano i canguri

Passeggiando per il paese

Tutti nella vita cerchiamo qualcosa da seguire. Teseo esce dal labirinto dietro al filo rosso di Arianna, Dorothy cerca la via di casa lungo il sentiero dorato, i Re Magi osservano la cometa, Pollicino riesce a tornare grazie alle bricioline di pane. A Caleipo se passeggi per le strade sai che devi seguire i canguri. Ma com’è ‘sta storia, va ben tutto… ma di certo non sono fauna tipica i canguri! Naturalmente no! Ride Stefania, mentre passiamo il ponte sul Turriga e arriviamo davanti al Tariol con San Nicolò benedicente.

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Caleipo: dove saltano i canguri

Pare ci fosse un gruppo di caleipesi burloni che uscendo dalla cooperativa dopo qualche giro di ombre usasse dire: «Vae a Moline a darghe da magnar ai canguri». Moline è il borgo a sud del paese dove c’era il mulino. «Fatto sta che qui si è sempre scherzato con questa storia così che abbiamo pensato di dipingere l’asfalto con i cangurini. Hai presente no, le frecce “Sagra”, “Parcheggio”, “Frasca”? Noi le abbiamo sostituite con i canguri». In effetti tra l’asfalto e i tombini occhieggiano figurette arancioni. «L’idea è che qui siano tutti di buon umore». Entriamo in cooperativa dove si gioca a biliardo e si chiacchera davanti al campo di “balinet”. «Questo è un pezzo storico della nostra frazione: è nata ai primi del secolo scorso e restaurata negli anni Novanta. Comprende il bar, un piccolo appartamento, una bella sala e la saletta della biblioteca».

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Caleipo: dove saltano i canguri

Come della biblioteca? Credo di aver sentito male, e invece no. C’è davvero una piccola “biblioteca civica di Caleipo” con i suoi bei libri regolarmente catalogati e disponibili per il prestito. Sono allibita. «Quando il nostro concittadino Giorgio Tormen rientrò dopo una vita a Milano, progettò una biblioteca da aprirsi sopra la cooperativa. Era ben consapevole che in una frazione rurale di una città rurale non avrebbe funzionato da centro culturale, ma sperava fosse un luogo di aggregazione, cosa che puntualmente accadde. Noi oggi qui, oltre a gestire i prestiti, facciamo incontri, corsi di lingue, allestimenti per il carnevale e le feste paesane, il San Nicolò per i bambini e per gli anziani. Fuori la porta c’è una targa “Sala Bariloche” in memoria di Gusteto, un emigrante rientrato a Caleipo dall’Argentina che lasciò alla cooperativa un consistente legato che abbiamo usato per lavori di restauro non ancora conclusi».

VECCHIE CASE A CALEIPO
Caleipo: dove saltano i canguri

Un paese di benefattori, quindi. «Diciamo che qui il senso della comunità è sempre stato molto forte. Alla fine della prima guerra i caleipesi chiesero al Comune di erigere un monumento ai caduti, che tutt’ora curano. Il giardino presso il lavatoio è diventato “Il giardino di Ersilia” dalla signora che vi piantò piante e fiori e lo tenne in ordine per anni. Nel 1903 fu fondata la “Società del fogo” per il mutuo soccorso in caso di incendio, tutt’ora attiva con tesserati da tutto il Castionese. Con il censimento delle “anime” abbiamo appena rifatto le luminarie della chiesa».

LOS TRIVELINOS PRONTI PER LA SCENA
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Vi prendete cura insieme della cosa comune, insomma. «Sì, in tutti i sensi. Facciamo molte cose: prepariamo i carri per il Carnevale, il Torneo di calcio di San Mamante al campo sportivo (quest’anno è stata la quarantacinquesima edizione), il gruppo teatrale Los Trivelinos per le feste di paese. Partecipano tutti, anziani e bambini». E sì che siete quattro gatti! «368 gatti precisamente», sorride Stefania, da capofrazione appena eletta con un plebiscito popolare (ne avevo un po’ il sospetto: durante i 40 minuti della nostra passeggiata si sono fermate tre macchine per salutarla).

MONUMENTO OK
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D’altra parte, da queste parti con una buona dose di ironia usano dire: «Non sono perfetto ma sono da Caleipo, ed è quasi la stessa cosa!».

IL GIARDINO DI ERSILIA
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