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Buzzati e il selvaggio dei Monti del Sole-Feruch

Buzzati raccontò il selvaggio dei Monti del Sole-Feruch in un raro articolo

Buzzati e il selvaggio dei Monti del Sole-Feruch

Buzzati raccontò il selvaggio dei Monti del Sole-Feruch in un raro articolo

Del suo vagabondare nelle montagne, Dino Buzzati ha lasciato ampie tracce. Nei suoi articoli, nei suoi racconti. Protagoniste di volta in volta la Schiara, le Pale di San Martino e la Croda da Lago, la Civetta, le Tre Cime. Le montagne selvagge, poco frequentate, forse rientrano tra gli amori più sentiti, che finiscono però con l’essere i soggetti anonimi di tanti suoi racconti, romanzi.

I Monti del Sole-Feruch che si affacciano sulla Val Belluna, ma anche sulle valli del Cordevole e del Mis, e sulla conca agordina, così diversi, così impervi e selvaggi, dove i tempi di percorrenza sono senza misura, una mera indicazione, dove aquile e camosci sono i veri signori incontrastati del cielo e della terra, non sono mai i soggetti protagonisti dei suoi racconti, articoli, con tanto di nome, in modo che possano essere identificati. Fa eccezione un racconto dal titolo Le aquile apparso sul Corriere della Sera il 22 luglio 1951. Qui protagonista diventa la grande aquila dei Feruch, un maschio vecchio, vecchissimo e forse ormai immortale vista la sua età veneranda che Buzzati dice raggiungesse i 30 mila anni e che in giovinezza aveva rinunciato a mangiare un piccolo d’uomo.

Nonostante la bellezza dei luoghi, la loro diversità, Buzzati non dà però in questa occasione spazio alla loro descrizione. Eppure Buzzati quei luoghi doveva averli conosciuti. Certamente nei suoi diari una qualche traccia dovrebbe ben essere conservata, se in passato qualche testimone si è ostinato ad assicurare la sua presenza nella stagione estiva nella Valle del Cordevole.
E più precisamente nel Col Pizzon, di fronte a La Muda nel versante opposto, ultima importante appendice della catena nord-orientale dei Piz de Mezzodì, ad una quota di poco inferiore ai 1000 mt, ove tuttora sorge un ex villino già appartenuto alla famiglia Zanella de La Stanga, luogo di villeggiatura estiva dei ricchi di un tempo, che si dedicavano al passatempo della caccia.

Se in qualche modo si è comunque accertata la presenza di Buzzati nell’ex Villino Zanella come ospite, possiamo anche pensare che lo scrittore bellunese non si sia limitato a restare fermo in quella casa, ma che abbia, come era solito fare, anche vagabondato alla ricerca di nuove emozioni, conoscenze.

Non credo che egli si sia sottratto dal raggiungere la cima di quel colle, che precipita con ragguardevoli pareti rocciose a sud verso la Val Pegolera, mentre verso il Cordevole scoscende con minore determinazione sostando alquanto sul declinante Col Fagarei. Dalla vetta infatti si gode la vista completa dei Feruch sul loro versante settentrionale. Che sia stata proprio quella cima, allora priva della vegetazione di alberi di alto fusto a dargli l’idea di quello strano racconto sulle aquile? È possibile che la fantasia buzzatiana si sia scatenata proprio lì nei primi anni 50, da quel superbo belvedere ed abbia potuto divagare ulteriormente dopo aver seguito il volo silenzioso e prolungato di una delle rare aquile ancora presenti in quei luoghi, prima che essi divenissero parte del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi.

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