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Bruna di Campedei

Ascoltiamo il passato

Bruna di Campedei

Ascoltiamo il passato

È una calda domenica autunnale, uno di quei fine settimana in cui si può godere di giornate serene all’aria aperta. I paesaggi prealpini tipici della mezzaluna Campedei – Pranolz – Valmorel ben si prestano a camminate rilassanti tra boschi ed estesi prati ancora verdi. Una linearità di paesaggio interrotta ogni tanto da vecchie casere, antichi fienili e resti di legnaie. Picchiettano sul terreno i bastoncini da camminata di una coppia di mezz’età: tac – tac – tac. È l’unico rumore che muove questo silenzio domenicale. È difficile oggi immaginare quanto “rumore” ci sia stato in passato in queste zone. Il rumore assordante delle armi da fuoco, il rumore straziante di dolore, il rumore di chi era appeso per un filo alla vita, il rumore della fame, ma anche il rumore di chi si opponeva a tutto questo.

Distante ma vicina…
La zona prealpina di Belluno vide la formazione di diversi gruppi di resistenza dal settembre 1943 all’aprile 1945, molti erano ex soldati allo sbando, molti erano mossi da ideali politici o patriottici. Ed immaginate lo sguardo di una giovane ragazzina di Campedei che ha assistito ad alcune delle scene più forti della resistenza bellunese. Bruna, questo il nome di quella ragazzina, è cresciuta nella “parte alta” di Campedei, sufficientemente distante dagli episodi più duri ma sufficientemente vicina per assistere ad alcuni drammi della nostra storia più recente.

«C’è stato un periodo in cui i tedeschi passavano e bruciavano le case, i fienili, le casere… Una volta ci siamo riparati in montagna, verso Pianezze: guardavamo fuori dalle fessure delle tavole del fienile e vedevamo in lontananza le case bruciare. I tedeschi sono arrivati fino a Campedei, ma per fortuna si sono fermati nella “parte bassa” del paese e non si sono spinti oltre». Per questo parlo di Campedei come posto “sufficientemente distante”. Ovvio che la distanza da episodi tremendi si accorciava notevolmente quando la ragazza si spingeva fino a Sant’Antonio Tortal per piccole commissioni e spese. «Una volta sono andata in piazza, lì c’era una signora anziana seduta davanti all’osteria… era completamente nera. Volevano sapere e lei non aveva dato risposte».

Così descrive un’anziana che non aveva fornito informazioni: una povera donna con il volto completamente tumefatto. «Un giorno, poi, sono partita da Campedei e sono arrivata a Sant’Antonio per comprare del pane. Mi ricordo un gran silenzio. Ad ogni palo della luce vedevo un impiccato, dalla piazza fino al cimitero. Me li ricordo ancora qui davanti a me».

E riferendosi alla stessa giornata: «Poi due uomini che abitavano vicino alla piazza sono stati portati fuori dalle case e li hanno fucilati, lì sulla strada». La ragazza aveva appena assistito ad una delle pagine più crude dei rastrellamenti contro l’intensa attività della Resistenza che ha interessato tutta la zona del passo San Boldo. Vennero uccisi diversi partigiani e civili, fra i quali i quattro fratelli Schiocchet di Sant’Antonio Tortal. «C’era anche un ragazzo, il più giovane di tutti. Aveva 17 anni».

I giorni più duri
Erano tempi in cui c’era da aspettarsi di tutto. «Un giorno sono arrivati a casa dei partigiani ed hanno chiesto da mangiare a mia mamma. Neanche il tempo di mettere sul fuoco la pentola che ci è giunta notizia che i tedeschi avevano raggiunto Campedei “basso”, dove c’è il Cristo. Tosat scampè! Sono scappati, ma uno di loro aveva dimenticato una pistola sopra il davanzale. La mamma ha preso di fretta l’arma ed è corsa a nasconderla giù per la valle». I tedeschi poi passavano casa per casa a prendere gli uomini: li portavano nelle prigioni a Baldenich. «Mio zio si è nascosto sulla soffitta dove mettevano il fieno: i tedeschi hanno passato tutta la superficie con la sciabola. Si vede che non era il suo destino: hanno saltato proprio il punto in cui si trovava e si è salvato. Altri due zii, invece, sono finiti a Baldenich, mentre mio papà, nel momento in cui ha presentato i documenti che attestavano la nascita in Germania, è stato risparmiato».

Ecco, quando passiamo tra i boschi e le dolci zone delle nostre Prealpi per una camminata ed assaporiamo il silenzio della natura, non dimentichiamoci mai delle vicende che hanno visto questi luoghi. Non stanchiamoci mai di ascoltare il passato.

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