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Brent de l’Art

le forre del torrente Ardo

Brent de l’Art

le forre del torrente Ardo

Il torrente Ardo, nel segmento intermedio del suo corso (da ponte Confos a ponte Brent), scorre per alcuni tratti imprigionato all’interno di gole rupestri cupe e umide che lacerano e incidono gli strati rocciosi, creando ambienti surreali che i socialnetwork hanno contribuito a far conoscere ben oltre i confini regionali.
Questo sistema di brevi forre intagliate nelle formazioni calcareo-marnose della Scaglia rossa e della Scaglia cinerea è comunemente conosciuto come i “Brent de l’Art”. Il termine “brent” – di derivazione incerta (preromana?, latina?) – è ben presente nei dialetti dell’alto e del basso bellunese, utilizzato per indicare recipienti in legno (tini, mastelli), ma soprattutto fontane/abbeveratoi intagliati nel legno. Proprio l’immagine dell’intaglio nel legno è diventata, per trasposizione simbolica (metafora), l’immagine dell’intaglio negli strati rocciosi (brent > incisione > forra). Ardo (dialetto > Art) deriva invece dall’aggettivo latino “aridum” = arido/secco (prof. GB. Pellegrini) e sembra riferirsi al regime irregolare/torrentizio del corso d’acqua, caratterizzato da periodi di magra o di secca, con il greto sassoso/arido, privo di acqua.

I piccoli canyon dell’Ardo e le forre che caratterizzano alcuni segmenti dei torrenti Terche e Rimonta, sono importanti indicatori neotettonici che documentano il sollevamento ancora in atto della catena prealpina: Prealpi carniche, altopiano del Cansiglio, Alpago, Prealpi bellunesi, colline subalpine del prosecco, Montello sono non a caso le zone a maggior rischio sismico del Nord Italia.

La formazione delle forre
Forre, gole rupestri, cascate, cascatelle, scivoli levigati, marmitte sono forme di erosione fluviale (spesso associate) che concorrono a qualificare, con le loro morfologie bizzarre, i paesaggi delle valli montane.

Piccoli canyon intagliati negli strati rocciosi, le forre sono il prodotto della azione erosiva (meccanica e chimica) di un corso d’acqua in rocce sufficientemente compatte e dure, in grado di formare pareti subverticali stabili nel lungo periodo.

La capacità erosiva di un corso d’acqua – che nel caso delle forre si concentra sul fondo in roccia – dipende principalmente dal “carico solido” (ciottoli, ghiaia, sabbia) mobilizzato durante le piene: è l’azione meccanica di abrasione e sfregamento operata dei detriti trasportati, amplificata dai moti turbolenti e vorticosi dell’acqua, che leviga le rocce delle pareti e “scava” sul fondo vaschette, scanalature e marmitte che concorrono ad approfondire l’alveo. Tracce di vecchie marmitte sfondate dall’erosione e superfici levigate dalla forma sinuosa rimangono per lungo tempo a documentare il millenario lavorio dell’acqua.

In una valle relativamente aperta, la presenza di brevi tratti di forra può segnalare (in alcuni casi) una locale deviazione del tracciato fluviale. Le cause più comuni che possono ostruire il fondovalle iniziale, costringendo un corso d’acqua ad aprirsi nuove vie di deflusso sono (a) una frana (come nel caso dei “Brent”), (b) ripetute colate di detrito provenienti da una valletta laterale (conoide), (c) la presenza di accumuli e cordoni morenici che sbarrano il fondovalle (come in un paio di forre del T. Rimonta).

Frane antiche all’origine dei brent
La valle dell’Ardo, nel tratto tra Confos e ponte Brent, presenta alcuni tratti relativamente aperti, con versanti spesso lacerati da frane e fenomeni erosivi attivi, alternati a brevi segmenti di forra. Alcune frane antiche (> mappa) sembrano essere all’origine della formazione dei “brent”, formatisi verosimilmente nell’Olocene antico (10 – 15 mila anni fa), dopo il ritiro definitivo del grande ghiacciaio del Piave. Cinque sono i piccoli canyon che si incontrano risalendo il corso del torrente da ponte Brent (> mappa): (1) Brent Grande (c/o ponte Brent), (2) Brent “Rizzo”, (3) piccolo brent nei pressi del vecchio mulino di Biatole, (4) Brent “Biatole”, (5) brent di ponte Confos. Altre forre sono presenti in alcuni segmenti del reticolo affluente (Val di Botte, Val Scroa).

Brent grande
È la “forra-madre”, la più conosciuta, la più visitata, la più accessibile, percorribile in modo relativamente semplice (ma con prudenza) negli inverni rigidi con il torrente ghiacciato e nelle estati secche (con meteo stabile). Alla sua formazione sembra aver concorso in modo significativo una grande frana antica (Olocene antico) che ha sepolto un tratto di valle, costringendo il torrente ad aprirsi un nuovo varco marginale, incidendo in profondità le rocce stratificate policrome della Scaglia rossa e della Scaglia cinerea.

Frane antiche/stabilizzate sembrano essere all’origine anche del “Brent Rizzo” e del piccolo brent nei pressi del vecchio mulino (> mappa). Più problematica è l’origine del brent “Biatole”. In località Biatole il torrente Ardo vira bruscamente descrivendo una stretta ansa, poi si infila in una forra angusta aggirando una collinetta strana, posta in una posizione strana. L’unica idea strampalata che mi viene in mente è che la collinetta delle Biatole non sia autoctona, ma un “blocco” scivolato dal versante di S. Antonio Tortal (meno probabile dal versante opposto) che ha modificato la morfologia del fondovalle, ostruendo parzialmente la vecchia valle (di cui rimane un tratto abbandonato, antica direttrice dell’Ardo) e costringendo il torrente ad aprirsi un nuovo varco (forra incisa nelle rocce stratificate della Scaglia cinerea). L’ultima forra (ponte Confos) sembra essere collegata all’erosione regressiva, innescata dalla forra di Biatole.

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