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Biodiversità

possibile anche grazie ai giovani

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Addento una mela rossa, succosa e croccante, mentre rivolgo lo sguardo alla collina ricamata di filari di meli. La luce carica del pomeriggio fa risaltare la cornice delle montagne e un tepore piacevole mi scalda il viso rivolto verso il sole. Sono in compagnia di Enrica Balzan e mi trovo all’interno del suo meleto biologico, a Campo di Mel, disposto a filari larghi e ordinati. Ai piedi delle piante una tenera erbetta verde brillante forma un tappeto su cui verrebbe voglia di stendersi.

Chiedo ad Enrica il motivo che l’ha portata ad intraprendere questa attività: «Era il 2014 – mi spiega – ed ero intenzionata ad aprire un laboratorio di trasformazione delle mele. Ho visitato diversi laboratori fuori provincia ed ho, nel frattempo, conosciuto piccoli produttori che avevano intrapreso un’attività di agricoltura biologica. Con il tempo ho capito che avrei potuto coltivare le mele io stessa, non solo perché, economicamente parlando, poteva essere più semplice, ma, anche e soprattutto, perché la scelta del biologico era più vicina alla mia sensibilità e alla mia filosofia di vita. Nonostante le difficoltà non ho mai avuto ripensamenti».

Enrica è una giovane donna che, a dispetto della sua corporatura minuta, pota da sé i meli e li cura con premura e benevolenza. Le chiedo da che cosa dipenda la sua scelta del biologico: «Sono convinta che scegliere biologico significhi produrre cibo sano mettendo in second’ordine l’aspetto economico legato al guadagno. Ed ancora, che la scelta garantisca la salvaguardia dell’ambiente nel rispetto dell’ecosistema ed abbia rispetto delle generazioni future: noi siamo ospiti della Terra, non è giusto sfruttare le risorse fino ad esaurirle. Il clima ci sta dando segnali forti che non possiamo più ignorare».

La passione che Enrica mostra nell’esprimere il suo pensiero, che descrive la sua filosofia di vita, si svela dagli occhi che brillano di una luce intensa. Mi domando se l’agricoltura biologica possa essere un’opportunità per i giovani e favorisca la loro permanenza nel territorio.

«In questi ultimi anni noto che un numero sempre maggiore di giovani si avvicina all’agricoltura dimostrando una sensibilità considerevole verso il mondo del biologico. La nostra provincia ha buone potenzialità: la biodiversità è tutto sommato rispettata, ci sono ancora spazi incontaminati e appezzamenti piccoli che permettono di gestire le colture in modo più semplice ed equilibrato e di monitorare più facilmente le condizioni di salute delle piante. Abbiamo capito che dobbiamo dare valore ai prodotti locali: pensiamo alle diverse varietà di fagioli, di patate, di frutti, al recupero della coltivazione della canapa, alla produzione di orticole».

Sono consapevole che fare agricoltura in zone di montagna non sia agevole e chiedo ad Enrica se questa nuova sensibilità si sta concretizzando in qualche modo.

«Si è tornati a parlare di biodistretto per la nostra provincia. Sono coinvolti produttori, agricoltori, associazioni, gruppi di acquisto solidali, semplici cittadini. In questa prima fase è stata stilata una Carta d’intenti che include i proponimenti non solo del mondo dell’agricoltura, ma anche del turismo, della gestione del territorio, della mobilità sostenibile. È una visione ampia a 360 gradi che ha la finalità di lanciare un messaggio importante: un’organizzazione distribuita esprime una maggiore efficacia sulla tutela del nostro paesaggio e sulla risoluzione di molti problemi del nostro pianeta».

Ed è con questo pensiero di speranza e di positività che saluto Enrica. La luce radente ha allungato le ombre, l’imbrunire conquista il meleto e non posso che tornarmene a casa con una cassetta di mele piccole e imperfette, ma dal gusto impareggiabile.

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