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Bello per vivere, buono per morire

riflessioni sotto la neve su San Gregorio

Bello per vivere, buono per morire

riflessioni sotto la neve su San Gregorio

I fiocchi di neve sono caduti già a fine novembre sulla bella piazza di San Gregorio. La vista della chiesa e del presepe artistico, già addobbato dai volontari, ricoperto da un manto bianco invitano a una riflessione.

Bellezze e storia del paese
È certo la posizione del paese alle falde del monte Pizzocco, che domina tutta la vallata con una vista che spazia a 180 gradi sulla Valbelluna, a concedere agli abitanti del luogo e ai visitatori una vista che rende tranquillità all’occhio e rasserena l’anima in maniera semplice, senza tante sofisticazioni, ed in modo naturale, com’è anche l’animo degli abitanti.

San Gregorio è un paese come tanti altri della Pedemontana, ma con una particolarità: la storia della sua emigrazione, che è costata, oltre ai grandi sacrifici, anche molte vittime sul lavoro, in particolar modo di gente giovane che, partita per i cantieri in Italia o all’estero, non ha fatto più ritorno; di questo ne è una dimostrazione la via che porta al cimitero locale, chiamata la “via delle lampade spente” – a ricordo di quanti paesani sono morti per incidenti sul lavoro o per conseguenze dovute alla silicosi, avendo lavorato in ambienti dannosi per la salute come le miniere, le gallerie e centrali idroelettriche.

Il cambiamento in atto
Oggigiorno molte cose sono cambiate; anche per questo paese il tenore di vita è mutato grazie alle industrializzazioni della zona e della vallata che danno la possibilità ai giovani di trovare (pur se a volte con difficoltà) il lavoro senza dover riprendere la valigia in mano, come lo è stato per i loro genitori o nonni. Il paese ora, grazie all’emigrazione del passato ed alle possibilità di lavoro attuali, si presenta accogliente con case in genere ben ristrutturate o nuove e con diverse strutture sociali, sportive e culturali. Il benessere è entrato nelle case, anche se con l’attuale crisi si incontra qualche difficoltà, ma come dappertutto in generale.

Anche per San Gregorio, essendo cambiato il modo di vivere, si riscontrano dei lati negativi, dovuti in particolar modo al calo demografico e al calo di permanenza sul luogo dei giovani che scelgono, sia per motivi di vicinanza ai posti di lavoro sia per le comodità in genere, di andare ad abitare nei centri più grossi di fondovalle, lasciando le vecchie generazioni a mantenere il presidio della zona.

Sviluppo turistici?
Per il passato il turismo a San Gregorio era abbastanza importante. Il paese era frequentato in particolar modo durante il periodo estivo dai “villeggianti” che venivano a trascorrere le loro vacanze per 20/30 giorni o anche di più, alloggiando nelle poche strutture alberghiere o nelle case in affitto e dando al paese quella vitalità che riusciva anche a trattenere i giovani, che si organizzavano per trascorrere le serate in allegria insieme ai frequentatori di passaggio. Adesso il turismo che si presenta è “mordi e fuggi”, turismo di giornata che generalmente si presta a poche presenze per più giorni, mentre prevale l’utilizzo dei “bed and breakfast” per gli amanti della montagna, che limitano il loro soggiorno alle sole escursioni in particolare sul Pizzocco, che come una sentinella a guardia delle Dolomiti sovrasta la valle del Piave.

Subito sotto, un altro punto importante delle nostre strutture turistiche, il rifugio “Casera Ere”, meta di un turismo sia locale sia proveniente da fuori provincia, dove si può trovare un ambiente accogliente sia per la simpatia dei gestori che per l’ottima cucina casalinga.

Nel ambito dell’area comunale esistono anche dei siti archeologici fra cui spicca, nella zona di Roncoi, il Castel de Pedena, recentemente riportato alla luce con delle importanti scoperte di carattere storico-culturale che ne hanno fatto una meta per gli appassionati di archeologia.

Altro interessante punto artistico e culturale lo si trova nella chiesa arcipretale del capoluogo, dove si può ammirare sulla pala centrale un dipinto del Moretto da Brescia, inserito in una grande cornice, che è un magnifico esempio di scultura lignea artigiana del Seicento. Ancora, quel gioiellino che è il Museo delle zoche e della tarsia, che propone una serie di esposizioni dedicate ad artisti del territorio oltre che la collezione di radici di alberi secolari e di tarsie lignee realizzate da abili scultori locali.

Insomma, come lo ha definito il maestro Paolo Piccolo, in una recensione riportata su di un libro locale, San Gregorio nelle Alpi è un “paese bello per vivere e buono anche per morire”.

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