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Attenti al Lupo?

La storia d’amore tra un fustacchione balcanico e una leggiadra appenninica

Attenti al Lupo?

La storia d’amore tra un fustacchione balcanico e una leggiadra appenninica
Canis lupus italicus

L’intraprendente Slavc ha infatti attraversato le Alpi, partendo dalla Slovenia e passando per Austria e Valbelluna, per giungere in Lessinia ed incrociare gli occhi della sua Giulietta.

Eccoli i genitori, ormai nonni, di gran parte dei lupi che da qualche anno popolano anche il territorio bellunese. Questa, a differenza delle tante storie su lupi, Cappuccetti Rossi e capretti che si raccontano, è quindi una storia vera, provata da analisi genetiche degne dei RIS che prelevano il DNA sulle scene di un delitto. Ma di delitto non si tratta, perché, da che mondo è mondo, gli equilibri ecologici si regolano su chi mangia e chi è mangiato, sia esso erba, erbivoro o predatore.

E l’uomo? Andiamo un po’ indietro nel tempo, quando l’uomo aveva un legame fortissimo e quotidiano con la natura, fatta di pascoli, campi e boschi: vere risorse per la vita della gente. Gli animali selvatici erano confinati in isole naturali o comunque in zone poco accessibili. C’erano quindi meno prede (cervi e cinghiali) per i predatori (lupi ed orsi). Cappuccetto Rosso poteva essere davvero un pastorello che seguiva le greggi, grande come una pecorella, magari odorava come gli animali che seguiva, magari era vestita con un bel pellicciotto di agnello, non con il cappuccio rosso e il grembiulino inamidato della favola dei fratelli Grimm. Agli occhi e al naso di un lupo era poco più di un agnello a due gambe e allora sì il rischio era reale.

Ora le condizioni ambientali delle Alpi fanno sì che ci sia spazio per tutti, umani e animali selvatici. E noi esseri umani siamo ben identificabili come tali e considerati molto pericolosi dal lupo. Per la legge dei grandi numeri può succedere tutto e il contrario di tutto, ma i pericoli per i nostri “cuccioli” sono altro che i lupi!

La natura è il nostro vanto ma è anche questo: il bosco che avanza sui prati, i cervi e i caprioli che “i te magna i radici ‘nte l’ort, le zheche che ‘na ‘olta no le ghe n’era…”. Ed ora anche un lupo che si consuma la sua preda più tipica in un prato, magari vicino a una casa. L’atto del lupo è quello di mangiare: non c’è dietro nessun intento di odio o crudeltà. Solo fame… fame da lupo.

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