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Associazione Artiglieri di Montagna

Il gruppo “Santa Barbara” nato a Villabruna

Associazione Artiglieri di Montagna

Il gruppo “Santa Barbara” nato a Villabruna

Era il lontano 1993 quando, nella taverna del Cav. Uff. Mario D’Incà a Villabruna, nel corso di una consueta serata a base di prosecco e cabernet, alcuni ex artiglieri da montagna pensarono di ricostituire il gruppo di Feltre dell’Associazione nazionale Artiglieri da montagna, ovviamente denominandolo “Santa Barbara”, la loro patrona, che si festeggia il 4 dicembre. Negli anni 30 c’era già una sezione feltrina dedicata al martire Damiano Chiesa, guidata dal padre di Felice Dal Sasso, noto politico e amministratore, che stimolò Mario a proseguire con l’iniziativa. E, come nella migliore tradizione alpina, si organizzò un pranzo a Croce d’Aune nell’omonimo albergo-ristorante con 36 “panthe longhe”, come venivano denominati gli Artiglieri, mentre i cugini Alpini erano denominati “cunici”.

Oltre a Mario D’Incà, i fondatori furono Marino Lazzaretti (vice presidente, che con la moglie ha trascorso numerose serate per confezionare coccarde ed altro), Celestino Bertelle, Piero Cecchin, gli scomparsi Rinaldo Pauletti e Aldo De Bastiani “Biso”. L’iniziativa ebbe un enorme successo tanto che nelle ultime rimpatriate in birreria Pedavena si ritrovarono 600 persone, provenienti da tutta Italia: Treviso, Vicenza, Padova, Imola, Ravenna, Forlì, Firenze e ovviamente dall’intero Bellunese; si decise pertanto di contingentare le prenotazioni a massimo 400.

Ogni anno veniva scelta una località diversa quindi toccò a Feltre, Pedavena, Fonzaso, Arsiè, San Gregorio, Santa Giustina, Seren del Grappa e Villabruna; qui, dove tutto ebbe origine, il sodalizio, col ricavato della grande festa, ha collocato quattro pali con le bandiere d’Italia, Europa, Veneto e del Comune di Feltre e un grande cippo in porfido con targa a ricordo degli artiglieri, inaugurato nel luglio 2007.

D’Incà, classe 1937, fece 18 mesi di “naja” nel Gruppo Agordo, 43a batteria a Feltre, comandato dallo scomparso Cap. Claudio Dotti, tanto amato dai soldati, divenuto poi Generale, come pure il collega Cap. Marcello Marcelli, comandante della 41 che vive a Pesaro ma ha casa a Sedico; alla veneranda età di 92 anni, ricorda che partecipava sempre alla grande rimpatriata e, sentito al telefono, riferisce che tornerà in Valbelluna in primavera.

Ancora, del Gruppo Santa Barbara sono da ricordare la madrina del sodalizio, Attilia Pegoraro, signora cortese e raffinata che ha dato un tocco di femminilità al gruppo. Inoltre l’orgoglio dell’ex Caporal Maggiore D’Incà, comandante di plotone dotato di mortaio da 120 mm. formato da bocca da fuoco, piastra e treppiede che trasportarono sino in vetta delle Tre Cime di Lavaredo, nelle lunghe marce con gli amici muli: il 20 settembre 2009 D’Incà ricevette il prestigioso diploma d’onore dell’Artiglieria nazionale d’Italia firmato dal presidente Gen. Vittorio Olivieri.

Quando D’Incà per problemi di salute lasciò la presidenza tutto lentamente si è dissolto; fra i suoi tanti ricordi rimane memorabile l’episodio in cui “rubarono” un fiasco di anice dalla damigiana, sostituendolo con acqua; il tutto diventò gelatinoso e il Cap. Dotti lo redarguì apostrofandolo: “C…….e, devi mettere acqua bollita!”.

L’anziano Mario, 84 anni compiuti, mi lascia con una sincera grossa lacrima per l’amarezza sia di Alpini che Artiglieri – la più grande e numerosa associazione d’arma benemerita e attiva da sempre per ogni emergenza – di essere l’unico corpo a non avere nemmeno una batteria storica di muli, venduti all’asta. Per l’artiglieria, infatti, si sceglievano i soldati più alti e forti e pure i muli erano più grossi: dovevano trasportare l’Obice 105/14 che, diviso in 12 pezzi, occupava altrettanti quadrupedi. I reparti bellunesi erano il Gruppo Lanzo e l’Agordo e gli addetti ai muli erano, e sono, orgogliosi di essere chiamati “Mussisti”.

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