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Architettura Rurale

percorsi nel paesaggio della Valbelluna

Architettura Rurale

percorsi nel paesaggio della Valbelluna

L’associazione Impresa sociale Isoipse lavora tra le comunità delle Dolomiti per valorizzare il paesaggio e la cultura della montagna. Nasce a Belluno nel 2014 da un gruppo eterogeneo di professionisti accomunati da un’ambizione: non lasciare la montagna e unire le proprie competenze in progetti per il territorio, coinvolgendolo in azioni innovative di sviluppo, pur in un contesto incline allo spopolamento, alla mancanza di capitale sociale e all’abbandono. Questa rubrica, che ci accompagnerà per qualche numero de “Il Veses”, racconta il progetto “Atlante dell’architettura rurale”, un lavoro che vuole valorizzare quel diffuso e spesso poco considerato patrimonio di edifici “minori” e segni del paesaggio agrario. La ruralità, intesa come stretta inter-dipendenza fra architettura e paesaggio, diventa quindi il fulcro e il collante del progetto: lungi dal presentarsi come semplice valore estetico, racconta un patrimonio culturale che ha permesso all’uomo di modellare l’ambiente e di vivere sulle terre in pendenza. Allo stesso tempo, però, il progetto non vuole essere l’occasione per ricordare un nostalgico passato, le cui condizioni socio-economiche non torneranno più, ma un “attivatore di iniziative”, un volano che diffonda nuova consapevolezza del valore della ruralità e porti alla creazione di eventi, iniziative e progettualità per il presente e per il futuro.

6 QUADERNI DEDICATI
ALLA RURALITà BELLUNESE
Il primo risultato è la creazione di 6 quaderni, riuniti sotto il titolo “Architettura rurale – Percorsi nel paesaggio della Valbelluna”, che esplorano i contesti che meglio esprimono alcuni caratteri della ruralità bellunese: Frontin (la casa bellunese), Solivi di Fastro (la casa feltrina), Meano (i cortili comuni), Montagne (l’insediamento di mezza montagna), Col (l’insediamento lineare), Valle di Seren (i tetti vegetali). Ogni quaderno ha la stessa struttura interna: un’introduzione generale, una descrizione del sistema insediativo con mappa tematica, una sezione sull’architettura e una sul paesaggio agrario, per concludere poi con un approfondimento specifico del contesto indagato.

I paesi indagati sono, in modo diverso, marginali rispetto al contesto circostante. Alcuni sono geograficamente isolati e quasi disabitati; altri, benchè di fondovalle, soffrono “l’accerchiamento” di nuove costruzioni che stravolgono il sistema insediativo originale, portando a un’emigrazione dai nuclei storici alle adiacenti lottizzazioni. Queste condizioni di isolamento e abbandono rappresentano però anche un valore. La riduzione delle attività agricole e boschive tradizionali ha plasmato un paesaggio più ricco a livello ecosistemico, che conserva forme di coltivazione antiche valorizzabili dall’agricoltura biologica.

La marginalità ha salvaguardato molte architetture rurali che oggi, con diversa consapevolezza, possono essere rifunzionalizzate e valorizzate. Infine, l’esclusione rispetto alle zone turistiche consolidate fa sì che questi contesti siano particolarmente attrattivi per una diversa fruizione della montagna, più consapevole e sostenibile. Queste riflessioni vogliono sensibilizzare e far riscoprire un patrimonio diffuso: uno dei principali obiettivi del progetto è infatti la sensibilizzazione alla cura, che andrebbe condivisa da tutti gli abitanti del territorio. Incuria, demolizioni, stravolgimenti, usi impropri, speculazioni e abbandoni creano vulnerabilità. In ogni numero della rubrica vi racconteremo dunque un paese descrivendo il suo patrimonio rurale e proponendo forme di valorizzazione e tutela del paesaggio e dell’architettura rurale.

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