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Appello per il museo di seravella

Serve personale, altrimenti si rischia la chiusura

Appello per il museo di seravella

Serve personale, altrimenti si rischia la chiusura

È tempo di pensare al domani. Mentre la intervistiamo, seduti su una panchina davanti all’ingresso, Daniela Perco guarda il museo, la sua “creatura” che ha visto nascere, e non nasconde la preoccupazione per il suo futuro. L’eccellente museo etnografico della Provincia di Belluno e del Parco nazionale Dolomiti Bellunesi – punto di riferimento per la raccolta, conservazione e valorizzazione del patrimonio di oggetti, memorie, documenti, immagini riguardanti la vita quotidiana della popolazione rurale bellunese dalla fine del secolo XIX ai giorni nostri – rischia la chiusura, non bisogna nasconderlo. Oggi la struttura di Seravella (Cesiomaggiore), soffre di una riduzione di organico e la fondatrice fa appello alle istituzioni per contribuire alla sua salvaguardia.

Le problematiche attuali
«Un museo è fatto di ricerca, catalogazione, restauri e didattica ma, più che focalizzarsi sui piccoli elementi valoriali e su ogni risorsa umana di esso, si tende a guardare sempre al grande evento, su cui spesso poi ricadono anche i finanziamenti», ci spiega Daniela Perco. «Sarebbe anche relativamente facile oggi aprire un museo, i fondi europei ci sono e la visibilità anche… ma dopo? Dopo bisogna puntare su persone competenti, che nel territorio non mancano: il museo, infatti, ha già accolto molti stagisti che hanno dato un aiuto fondamentale nel mantenimento».

Quelli che mancano, invece, sono i bandi e i finanziamenti locali che, da quando la cultura è diventata di pertinenza regionale con il passaggio della Provincia a ente di secondo livello, scarseggiano. Soprattutto, non è stato sostituito il personale, indispensabile per la gestione di una struttura così corposa. Attualmente al museo lavorano solo due persone: Cristina Busatta, conservatrice e attuale direttrice, aiutata da Davide Mores.

Di essenziale importanza due convenzioni: una con il Gruppo Folk, che aiuta nell’apertura e nel mantenimento degli spazi e del giardino (che conta oltre 300 piante); un’altra con l’associazione Isoipse che cura la didattica museale, l’organizzazione di alcuni eventi e i percorsi didattici.

L’entusiasmo: la ragione per andare avanti
Tra i pochi dipendenti e i molti volontari c’è però una cosa comune a tutti: l’entusiasmo. «Uno straordinario entusiasmo collettivo, riversato nei progetti e nella manutenzione, che è la forza che porta avanti oggi il museo» scandisce a piena voce Daniela, sottolineando l’affetto verso i collaboratori.
«L’entusiasmo di così poche persone però non basta a portare aventi un museo e la speranza è che la provincia torni a essere ente di primo livello per ottenere nuovamente finanziamenti.
La visibilità non manca e negli ultimi anni sta aumentando anche grazie alla rete dei musei delle Dolomiti, un insieme di scambi e confronti online che mirano alla condivisione di tematiche, proposte e progetti». Quest’idea è nata proprio dalla fondatrice per unire realtà diverse ma simili sotto molti aspetti: questi musei sono stati denominati “delle Dolomiti” per l’area in cui sorgono, di conseguenza molti temi si ritrovano comuni a tutti; sono stati fatti progetti sui pendii, sui pascoli, sulla neve e tante altre tematiche. «Essendo il progetto curato anche dall’Unesco il museo sta avendo una fama internazionale, infatti può vantare l’arrivo di studiosi provenienti, ad esempio, da Spagna, Brasile e Francia».
«Il museo ha tante storie da raccontare e tanti eventi da svolgere ma solo con una partecipazione più attiva è possibile mantenere viva questa risorsa che di entusiasmo ne ha già tanto, ma non è ancora abbastanza», conclude Daniela con un sorriso di speranza.

l’apporto del GRUPPO FOLK CESIO
Fresco dei suoi 50 anni, festeggiati lo scorso anno, il Gruppo Folklorico di Cesiomaggiore continua oggi a riproporre nelle sue esibizioni spaccati di vita quotidiana del mondo contadino di fine Ottocento e inizi Novecento, indossando gli abiti “da festa” originali o fedelmente riprodotti e proponendo danze e canti accompagnati da musica dell’epoca. Nel febbraio 1971 la prima apparizione in pubblico a seguito di una sfilata di carri mascherati. Da qui parte il recupero di vecchi costumi e materiali grazie ai pochi e anziani superstiti degli anni 30, oltre alla ricerca e raccolta di materiale dell’epoca e di testimonianze di vita. Nel tempo, oltre al lavoro di ricerca, il gruppo ha preso parte a spettacoli, concorsi e festival nazionali e internazionali, vincendo numerosi premi. La mole dell’attività svolta sfocia anche nella grande collaborazione con il Museo etnografico di Seravella, dove è custodito e catalogato gran parte del materiale raccolto. Il gruppo si occupa anche della gestione delle visite e delle guide nei fine settimana, della manutenzione del verde adiacente e di progetti didattici. Il gruppo oggi è presieduto da Stefano Broccon; in queste pagine vedete ritratti Wilmer De Bortoli, Enrico Garlet, Martina Scariot, Ida Bordin, Alessandro Garlet, Valentina Sacchet, che ringraziamo per la collaborazione.

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