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Antonio Francesco Bortoli lascia la direzione di Lattebusche

Dopo 51 anni alla guida di Lattebusche, Bortoli passa il testimone a Miotto

Antonio Francesco Bortoli lascia la direzione di Lattebusche

Dopo 51 anni alla guida di Lattebusche, Bortoli passa il testimone a Miotto

Dopo ben 51 anni (mezzo secolo!) alla direzione di Lattebusche, Antonio Francesco Bortoli, originario di Bressanvido, ha da poco passato il testimone a Michele Miotto, classe 1963, proveniente dalla vicentina Zarpellon. Lo abbiamo incontrato nella sede di Busche.

Bortoli, perché questo passaggio di consegne? «Da qualche anno lavoravamo per garantire continuità. Miotto ha grande esperienza nel lattiero-caseario e conosce a fondo il settore. Arriva da un’azienda privata, ma potrà entrare rapidamente in sintonia con il mondo cooperativo».

Torniamo all’inizio. Come comincia la sua storia in azienda? «Ho iniziato nel 1970, mentre studiavo. Mi sono laureato nel 1973 in Economia e Commercio a Ca’ Foscari, poi il servizio militare. Nel 1974 mi sono sposato e ho iniziato un periodo di prova come direttore. Dopo sei mesi il consiglio d’amministrazione mi confermò l’incarico».

Il contesto iniziale e le difficoltà

Che realtà era allora? «Dopo gravi difficoltà iniziali (1958-60), arrivò mio padre che la risanò; lavoravamo anche per conto terzi e grossisti e avevamo poco peso sul mercato. Il latte trasformato era modesto e c’era ancora diffidenza verso la cooperativa, nata in una provincia dove le latterie turnarie erano radicate. Il campanilismo era forte».

La prima svolta: la crisi del 1979

Qual è stata la prima svolta? «La crisi del 1979 che coinvolgeva tutto il settore lattiero-caseario e la nostra provincia. L’assessore regionale all’agricoltura di allora, Giulio Veronese, chiese alle cooperative bellunesi un progetto che mi fu affidato perché ero il più giovane. In quindici giorni lo presentai: concentrare le produzioni, superare le frammentazioni, valorizzare il latte di montagna. Cambiammo nome (allora era la “Latteria Sociale Cooperativa della Vallata Feltrina”), immagine, colori, modo di pensare. Costruimmo una rete vendita, guardammo al mercato, alla grande distribuzione, al consumatore. A metà degli anni 80 confluiva in Lattebusche l’85 per cento della produzione di latte bellunese».

La fiducia dei produttori

Come avete conquistato la fiducia dei produttori? «Garantendo redditività certa. Il socio sapeva quanto avrebbe incassato a fine mese. È cambiato lo status dell’allevatore: più dignità, più serenità. Anche il consumatore è cambiato: la campagna sul latte fresco agli inizi degli anni 80 ha modificato le abitudini nelle case bellunesi».

Tappe di crescita e fusioni

Le tappe della crescita? «Le fusioni: con la Centrale di Chioggia nel 1988, nel 1993 con la latteria Brega di Sandrigo e la quota in Agriform, che ci permise di arrivare fuori dai confini nazionali con prodotti come il Piave negli Stati Uniti. Nel 2009 la fusione con la padovana Molinetto ha rafforzato il Grana Padano; nel 2015 Camazzole, poi Villaverla e Padola. Oggi contiamo circa 300 soci produttori, 300 dipendenti, 10 punti vendita (con oltre 3 milioni di presenze all’anno), quasi 4.000 quintali di latte lavorati al giorno. Il 2025 si è chiuso con oltre 160 milioni di fatturato e la più alta remunerazione del latte mai riconosciuta ai soci».

Il momento più decisivo: gli anni 80

Il momento più decisivo? «Gli anni 80. Capimmo che o si cambiava o si spariva. Noi abbiamo scelto di innovare: impianti, prodotti e comportamenti. Siamo partiti con pochissimi prodotti, oggi ne abbiamo una quarantina, dal latte ai freschi, ai duri con 4 Dop e da fine anni 80 il gelato».

Le sfide del mercato globale

Le difficoltà oggi? «Il mercato globale evidenzia un eccesso di produzione: quando il latte è abbondante i prezzi scendono ovunque. Qualcuno mi ha chiesto se mi sono mai stancato del mio lavoro in 50 anni; ho risposto “No”, proprio perché ogni quattro/cinque anni l’azienda cambiava pelle in risposta all’evoluzione del mercato».

Uno sguardo al futuro

Cosa si augura per il futuro?
«L’armonia tra i produttori. Nei miei 50 anni ho lavorato con soli quattro presidenti, che hanno garantito continuità consentendoci di arrivare a essere la prima cooperativa lattiero-casearia del Veneto e primo polo del Grana Padano nel Triveneto. Con l’esperienza della squadra e l’energia del nuovo direttore si può crescere, restando fedeli alle nostre radici».

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